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    March 23

    Di Giorgia ci fidiamo!

    Qui di seguito l'intervista della nostra Presidente nazionale di AG Giorgia Meloni sul congresso di scioglimento di AN e sul futuro di AG. La chiarezza delle idee e la fermezza delle sue risposte ci fanno capire che finchè ci sono persone come lei nel PDL non dovremo avere paura delle nostre idee, delle nostre organizzazioni, dei nostri circoli. Grazie Presidente. Leggete e meditate!!

    Roma - Sorride: «In questo periodo sono di umore molto ecumenico… stiamo celebrando un battesimo importante, e sa com’è, alle cerimonie augurali non si litiga con nessuno». Però… Però Giorgia Meloni, alla vigilia della nascita del Popolo della libertà è chiamata in causa due volte. In primo luogo come ministro della Gioventù. E poi come presidente di Azione Giovani, l’organizzazione giovanile più grande della politica italiana. Così, il più giovane ministro della storia d’Italia, approfitta di questa intervista per piantare alcuni paletti intorno al perimetro del nuovo partito che immagina. E al primo punto pone un problema: «Le quote tra le diverse anime devono finire al più presto, subito dopo il congresso».

    Ministro, molti iscritti di An soprattutto nella base, temono un annacquamento della vostra identità.
    «Lo so, lo capisco, ma è un timore che non condivido».

    La destra chiude bottega?
    «No: la destra non è un partito, ma un’idea politica. Le identità non sono dettate dai contenitori che contengono, ma dai valori che le costituiscono».

    Sicura che non ci siano rischi?
    «Nessuno è sicuro a prescindere. La nostra identità non può essere affidata a un frammento di simbolo che si tramanda su una scheda elettorale».

    E allora cos’è?
    «Un patrimonio di idealità, storia, battaglie… e soprattutto una classe dirigente che offriamo alla nazione».

    Cose che quel simbolo, la vostra fiamma, raccontava.
    «Tutto questo non si mette in discussione con il nuovo partito, anzi: troverà una nuova linfa con cui rinnovarsi».

    Allora non ci sono rischi nella fusione?
    «Certo che ci sono: ma sono pari alle nuove opportunità che si creano».

    Mi spieghi le opportunità che immagina.
    «Vede, io non considero l’identità come un patrimonio statico: non è un lingotto d’oro che uno chiude dentro un caveau e che, anche dopo cento anni, ritrovi lì. E An non è una moneta d’oro dentro un galeone affondato. La nostra identità è in gioco, perché è viva: anche per questo bisogna avere chiaro cosa fare per tutelarla».

    Lei non teme l’incontro con un partito leggero?
    «C’è stata una affermazione di Berlusconi che non ho condiviso, in questi giorni».

    Quale?
    «Quella secondo cui noi dovremmo imparare dalla Lega il rapporto con la gente».

    Glielo impedisce l’orgoglio?
    «No, il buonsenso».

    Addirittura.
    «Vede, io rispetto loro, come tutti: ma il rapporto con la gente, non se lo è certo inventato la Lega!».

    Nemmeno solo voi, però.
    «E chi altri? Almeno nel centrodestra la militanza è la nostra storia: anni e anni di generazioni che si sono spese impegnandosi in piccole-grandi battaglie nelle periferie delle città e nelle più perdute province d’Italia».

    Un partito di militanti dicono, potrebbe essere di freno per la società civile.
    «L’errore più grande, nel nuovo partito, sarebbe discriminare chi viene dalla militanza».

    Ovvero?
    «Be’, ci sono migliaia di persone che hanno fatto politica e lavorato, in questi anni: chiaro che si debba preferire chi dà il suo contributo da una vita, rispetto a uno che si è fatto gli affari suoi, e magari pretende di improvvisarsi dal nulla».

    Quindi il partito non deve essere più leggero?
    «Dipende da cosa si intende per partito leggero: se si intende un partito capace di dotarsi di strumenti come circoli e gazebo per aprirsi all’esterno, va bene. Altra cosa è cedere all’idea che si debbano chiudere i circoli, perché magari ci si trastulla con l’illusione di potersi trasferire nei salotti e nei talk show. Noi, nel Pdl portiamo in dote la più grande organizzazione politica del centrodestra».

    E questo cosa vuole dire?
    «Che se la scelta fosse quella dei contenitore elettorale, ce ne saremmo restati tranquilli dentro la nostra casetta di An».

    Ronchi è addolorato per le mail anti-Fini. Gasparri no. E lei?
    «Non sottovaluto nulla. Però internet è uno strumento di indagine che può dirti molte cose interessanti, ma che non deve essere confuso con la realtà. Semmai mi preoccupa la scelta di pubblicizzare solo le mail negative».

    Ho chiesto a Gasparri se trova che la quota del 30 per cento per An nei gruppi dirigenti sia un capestro.
    «Voglio essere molto chiara: An non va a fare la corrente minoritaria del Pdl».

    Lei lo dice con fermezza.
    «Certo. Altrimenti ci tenevamo il nostro partito… Se mettiamo in gioco tutto è per fare qualcosa di più ambizioso, non di meno».

    Questo cosa c’entra con le quote?
    «Sono state uno strumento obbligato in una brevissima fase di transizione».

    C’è chi dice che serviranno anche per le elezioni.
    «Valuteremo. Se vogliamo che tutte le identità portino il loro contributo nessuno deve essere discriminato per la sua storia pregressa, ma per quello che vale».

    E la fusione delle organizzazioni giovanili?
    «Quello che dico vale ancora di più, senza riflessi burocratici».

    Cosa produrrà l’alleanza Ag-Azzurrini?
    «Un movimento giovanile serio, credibile. Capace di dare battaglia e di essere da pungolo per il Pdl. Altrimenti non ha senso».

    March 18

    MSI - AN - PDL

    Facciamo nostro il seguente messaggio.


    Il prossimo fine settimana se ne andrà un grande pezzo di storia della politica italiana, la Destra si scioglierà e confluirà nel grande partito riformista che si chiama il Popolo Delle Libertà.
    La nostra storia inizia ben 62 anni fa, precisamente il 26 Dicembre 1946, quando i reduci della R.S.I. come Giorgio Almirante, Pino Romualdi e Manlio Sargenti, ed ex esponenti del partito fascista come Arturo Michelini si misero intorno ad un tavolo e decisero di dare voce a quelle persone che non si riconoscevano negli ideali del comunismo.
    Il Movimento Sociale Italiano ebbe il suo battesimo elettorale nel 1948 quando ottenne il 2% di voti alla Camera e lo 0,8% al Senato. Da lì in poi il partito ebbe sempre più consensi, ma allo stesso tempo si dovette abituare ad una emarginazione nella scena politica, che anche con il ritorno alla segreteria di Giorgio Almirante, esponente storico e già segretario del movimento (che sostituì il più moderato Arturo Michelini, scomparso nel 1969), riuscì a migliorare questa situazione. Fu creata, nel dibattito politico, la locuzione "arco costituzionale" per indicare in pratica tutti partiti meno il MSI (la locuzione però si fondava anche sul rigetto, da parte del movimento, dei valori antifascisti contenuti nella Carta Costituzionale).
    Almirante, grazie anche alle sue grandi capacità oratorie, seppe sfruttare politicamente questa emarginazione, costituendosi come unico partito al di fuori del presunto "regime", di cui avrebbe fatto parte una sotterranea alleanza consociativa fra la DC e le sinistre; con la crescente affermazione delle formule del centrosinistra e l'avvicinarsi delle proposte di compromesso storico, questa pretesa solitudine di opposizione guadagnò sempre più consensi.
    Nel febbraio del 1972 Almirante riuscì a formare un'alleanza con il PDIUM, una delle maggiori formazioni monarchiche italiane, da cui derivò anche un mutamento di denominazione del partito, ora chiamato "Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale".
    Negli anni '70 il consenso giovanile all'MSI-DN crebbe verticalmente ed andò ad alimentare lo scontro di piazza fra i cosiddetti "opposti estremismi". Il Fronte della Gioventù, l'organizzazione giovanile del partito e il FUAN, Fronte Universitario d’Azione Nazionale, si trovarono opposti alla FGCI, organizzazione giovanile del partito comunista e a quelle extraparlamentari.
    Erano anni molti difficili per chi era vicino al MSI, in quell’epoca chi andava contro le ideologie comuniste era un nemico da stroncare, un nemico da uccidere a qualsiasi costo. Ricordiamo molti ragazzi uccisi dagli extra-parlamentari di sinistra, Ugo Venturini, i fratelli Mattei, Sergio Ramelli, Mikis Mantakas, Paolo Di Nella e molti altri giovani e non, che avevano solo il “coraggio” di essere di Destra.
    Nel Congresso Nazionale del 1975, Almirante, sempre più propenso ad allargare il MSI verso un’ala più moderata che raccogliesse sempre più consensi si mise in contrapposizione con lo “zoccolo duro” del partito rappresentato da Pino Rauti, il quale quest’ultimo si mise in forte disaccordo con il segretatrio.
    Dopo questo insuccesso elettorale e la morte di Almirante (22 maggio 1988) si alternarono alla segreteria del partito l'allora 35enne Gianfranco Fini (cresciuto in seno al Fronte della Gioventù), quindi Pino Rauti e dal 1991 ancora Fini, stavolta stabilmente. Il giovane delfino di Almirante stava portando il MSI verso ottimi risultati, fino a diventare nel 1993 il primo partito a Roma e Napoli, oltre ad altri piccoli Comuni. Nell'autunno del 1993, Gianfranco Fini decide di correre per la carica di sindaco di Roma, arrivando al ballottaggio contro Francesco Rutelli. Per la prima volta un esponente del MSI riceve un largo supporto. L'imprenditore Silvio Berlusconi, non ancora attivo protagonista della politica italiana, affermò in quella occasione la propria scelta elettorale ribadendo che: "Se votassi a Roma, la mia preferenza andrebbe a Fini".Ormai la sua ascesa politica è avviata. Dopo le vittoriose elezioni politiche del 1994, sebbene Fini non farà personalmente parte del governo Berlusconi, per la prima volta nella storia della Repubblica l'esecutivo conterà quattro ministri appartenenti al suo partito, tra cui il vice presidente del Consiglio "Pinuccio" Giuseppe Tatarella.
    Il 27 gennaio 1995, preso atto che AN si identificava in massima parte con la storica classe dirigente della Destra italiana, il MSI-DN si sciolse per lasciare definitivamente spazio alla sola Alleanza Nazionale. Fu il congresso che passerà alla storia come "svolta di Fiuggi", per via della città che ospitava l'ultima assise missina. Si consacra lì la cosiddetta svolta governista al partito, allargandolo a cattolici moderati e conservatori, e spingendolo verso il centro destra conservatore e liberale.
    E siamo ad oggi, il 21 e 22 Marzo 2009, dopo 14 anni di grandi battaglie, di grande emozioni, con le lacrime agli occhi per l’emozione che ho scrivendo queste righe, AN non esisterà più, la FIAMMA che ardeva nelle nostre bandiere e nei nostri cuori sarà sostituita, ma i nostri valori, le nostre idee, i nostri ricordi, saranno un grande bagaglio che porteremo nel nuovo Grande partito nel centro- destra. Giorgio Almirante questo grande partito lo voleva, l’aveva intuito nel 1975, quando al Congresso Nazionale di Roma a Villa Miani sul Monte Mario, voleva allargare i confini del MSI con la Costituente di Destra, che secondo me, è il vero modello ispiratore nel partito unico di centro- destra.
    March 13

    SOSTEGNO A PINO SBRENNA ANCHE SUL WEB

    Invitiamo tutti coloro che credono nella disfatta della Sinistra, che non vogliono piu' vedere le stesse persone e lo stesso gruppo di potere che governa Perugia e l'Umbria da 60 anni ad aderire al nuovo progetto di rinnovamento umbro che sta portando avanti il centrodestra.
     
    Siete quindi tutti invitati anche ad iscrivervi al gruppo pro Pino Sbrenna su Facebook http://www.facebook.com/home.php?ref=home#/group.php?gid=67827202497&ref=nf che abbiamo creato. E' un gruppo aperto a tutti e per tutti, per tutte le persone che si sono stancati di Locchi e company (ricordiamo che Boccali e' una "creazione" di Locchi e quindi adottera' le stesse identiche politiche).
     
    Ricordiamo che Boccali e' l'assessore che ha dato l'avvio ai famosi rimborsi al Comune delle zone PEEP, rimborsi che sono ricaduti sulle famiglie delle zone popolari di Perugia invece che sulle cooperative che dovevano pagare questa tassa. Dobbiamo rompere questo sistema di potere che lega clientelismo e cooperative, che lega l'affarismo politico a quello imprenditoriale. Un centrosinistra che ha fatto di Perugia una delle citta' piu' insicure d'Italia e che in nome della stessa sicurezza non son riusciti a far altro che a mettere un sistema ILLEGALE ai semafori per batter cassa. La stessa cassa comunale che piu' volta e' stata al centro di inchieste per l'ormai tristemente famoso buco di bilancio.
     
    Ricordatevi cittadini di tutte queste cose al momento del voto. Votate tutti il cambiamento, votate il grandi Pino!! Pino Sbrenna!!

    March 10

    PINO SBRENNA SINDACO DI PERUGIA!!

    Diamo il nostro pieno supporto al nuovo candidato del PDL a Perugia dott. Pino Sbrenna. Tutto il circolo si movimentera' per la vittoria finale sulle sinistre perugine!!
     
    da uj.
    Fumata bianca dal “caminetto”. L’ex democristiano accetta: “Garantisco il mio impegno e chiedo la collaborazione di tutti”. Accordo con l’Udc per il capoluogo. La Lega si riserva di decidere nei prossimi giorni.


    Gli manca poco per andare in pensione al Tar. Così Pino Sbrenna avrà tutto il tempo per divertirsi da matti a Palazzo dei Priori. Come sindaco di Perugia o, se va male, come capo dell'opposizione di centrodestra. Alla fine il Pdl umbro per strappare al centrosinistra la poltrona di sindaco più importante della regione ricorre a lui, ad un cavallo di razza ex democristiano, spitelliano per una vita, che dieci anni fa decise di smetterla con la politica attiva perché, sostiene oggi, "la politica deve essere una parentesi, anche se molto importante, guai a confonderla col tutto". Allora fece di testa sua uscendo di scena e anche ieri ha cercato di decidere da solo, nonostante le pressioni, i corteggiamenti, gli incoraggiamenti arrivati da più parti. Mille telefonate in pochi giorni, mille sirene lusingatrici: "Dieci anni di grande tranquillità e già questo fa parte dei ricordi del passato. Ma questa proposta, che era lontana chilometri dai miei pensieri, non mi sembra una carnevalata". E infatti Sbrenna, ormai da anni senza tessere di partito, ha deciso di riaprire la parentesi della politica. La sfida di Perugia è troppo stimolante. "Sono entusiasta di poter lavorare per la città, di mettermi al servizio della comunità che chiede un grande cambiamento", ha annunciato ieri sera nella riunione congiunta in via Fani, prendendosi gli applausi calorosi dei vertici di Pdl, Udc e della Lega. Poche parole per dire che raccoglieva con serietà una proposta che gli pareva molto seria. Sicchè, con una accelerazione che fa giustizia di tanto tempo perso, il Pdl incastra la tessera più difficile del mosaico candidature. Un nome e anche una coalizione. Con l'Udc il patto per Perugia ormai è stretto, la Lega si riserva di decidere nei prossimi giorni se aderirvi. Si sono messi subito a completa disposizione i consiglieri comunali di An e FI, arrivati alla spicciolata dopo la riunione di coalizione. Sbrenna ha detto di voler contare sin da subito sull'apporto di coloro che in questi anni a Palazzo dei Priori hanno fatto opposizione con passione e determinazione. Vuole il loro supporto tecnico, organizzativo, politico. Parole di immediata saldatura apprezzate da quel pezzo di Pdl in prima linea che ha sperato, con Corrado e Monni, di giocare nella partita un ruolo da primo attore. Con Corrado ha parlato poi per telefono Andrea Lignani Marchesani, con Monni il coordinatore Luciano Rossi insieme al deputato Rocco Girlanda. Diplomazie subito al lavoro per estendere anche a loro il potere taumaturgico che sembra avere avuto Sbrenna, sul cui nome in pochi giorni e in un colpo solo il Pdl ha ritrovato l'unità interna e un vecchio alleato perso per strada come l'Udc, in grande spolvero anche in Umbria secondo i sondaggi e probabilmente determinante per l'esito della sfida elettorale. Ma l'Udc non mette il cappello sulla candidatura di Sbrenna. "E' una scelta al di sopra dei partiti - sottolinea la coordinatrice regionale Sandra Monacelli -, unanimemente riconosciuta come autorevole, prestigiosa, importante per la città, al di là delle appartenenze. Sarebbe riduttivo collocarla in rappresentanza di una parte piuttosto che di un'altra". Aldredo De Sio, il segretario regionale di An, giorni fa è andato in delegazione da Sbrenna. La missione sembrava impossibile, invece è riuscita: "Pensiamo di aver fatto una bella cosa per Perugia, una città che come ha sottolineato lo stesso candidato ha perso colpi e ha bisogno di reagire contro il declino riconquistando il suo orgoglio e il suo riscatto". Il Pdl dunque ha trovato l'atout fuori dalle sue fila, in un candidato che combina lunga storia politica, grande esperienza nelle istituzioni, una collocazione sempre all'opposizione del centrosinistra, insieme ad un distacco dall'impegno attivo che lo ha rituffato per dieci anni nella società civile. "Accettando - dice al telefono - non ho fatto calcoli elettorali. Per me quel che conta è avere motivazioni e stimoli forti. Se poi vinco sono contento, se invece perdo non è certo questo il discrimine per una scelta, che nasce da una volontà convinta e profonda". Sul nome di un ex democristiano il Pdl riesce anche nell'impresa di aggregare una coalizione a banda larga. Non solo l'Udc e la Lega, ma anche pezzi di altri partiti, come i socialisti dissidenti che si riconoscono in Ada Girolamini, entusiasta della scelta, come del resto i centristi di sinistra che fanno capo a Giulio Cozzari, vecchio amico in quella geografia politica in parte defunta. Ma il neo candidato del Pdl vuole andare oltre le forze politiche e coagulare non solo la società moderata perugina ma anche quella che moderata non è e che tuttavia mostra segni di grande insofferenza nei confronti del centrosinistra. La scommessa è fare una competizione vera col candidato del Pd Wladimiro Boccali e portarla al ballottaggio. "Io sono consapevole - osserva Sbrenna - che le forze sono impari, che da una parte c'è la cavalleria e dall'altra ci sono i carristi. Ma ho riscontrato un grande entusiasmo nella coalizione, una voglia molto diffusa fra la gente di voltare pagina, un grande malessere nel centrosinistra, che mi sembra come imploso. Io affronterò la sfida con impegno, motivazione e anche con spirito di sacrificio, chiedendo la collaborazione di tutti". Con l'Udc la partita resta aperta. Per ora il sodalizio ritrovato nel centrodestra funziona solo per Perugia. Di estendere l'accordo ad altre città e alle Province si riparlerà nei prossimi giorni. Per i centristi, si sa, non esistono alleanze ortodosse, il ragionamento è sui programmi, anche se a Perugia di programmi non si è parlato e si è puntato su un nome forte e solido capace incarnare la voglia di cambiamento. Ma è chiaro che "il prendere tutto o lasciare tutto" messo sul piatto giorni fa da Maurizio Ronconi ieri non ha funzionato. Un accordo politico generale appare più difficile. Mentre, dopo il patto nel centrodestra per Perugia, sembra francamente tramontata la possibilità che il Pd inviti ancora l'Udc al tavolo delle trattative per la costruzione di un'alleanza allargata di centrosinistra.
    March 09

    ELEZIONI IN UMBRIA: NOI CON IL PDL E I GIOVANI CANDIDATI

    Ormai siamo alle porte di una grande tornata elettorlae in Umbria: le elezioni 2009 siamo certi che porteranno finalmente una nuova "ondata" in Umbria, una rivoluzione che si attendeva da piu' di 60 anni. Il centrodestra ha terminato in questi ultimi giorni la fase di scelta dei candidati a Sindaco e presto con la rivelazione del candidato perugino tutto il grande esercito del PDL Umbro sara' al completo per dare dura battaglia (e noi crediamo che sara' per la vittoria finale) ad una sinistra ammuffitta, vecchia e logora di potere che ha rovinato la nostra bellissima umbria.
     
    Il nostro Circolo come sempre e' pronto a sostenere tutti i candidati del Popolo della Liberta' in tutta l'Umbria, con un occhio di riguardo per i giovani candidati espressione di AZIONE GIOVANI dove da anni militamo umilmente e con orgoglio, con la speranza che un giorno la politica diventi non piu' una casta per pochi politicanti avanti con l'eta', ma diventi soprattutto aggregazione sociale della gioventu' italiana.
     
    Faremo grandi risultati quest'anno e noi saremo presenti in ogni fronte!
     
    IN ALTO I CUORI!