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April 28 INTERVISTA DOPPIA AI DUE CANDIDATI
April 22 IL CIRCOLO CON I CANDIDATI AG In una nota ufficiale in Circlo di Azione Giovani "Paolo Borsellino" esprime pieno appoggio a tutti i candidati del Comune di Perugia che provengono dalle realtà giovanile di Azione Giovani, senza alcuna preferenza. Siamo certi che puntare sui giovani e soprattutto sulle persone con cui da anni si sono condivise lotte e passioni sia il modo migliore per poter aiutare la "causa" del nostro partito e per migliorare la nostra città. Quindi seguiremo in queste elezioni tutti i candidati provenienti dal mondo di Azione Giovani - movimento giovanile di Alleanza nazionale, presto movimento unitario assieme a Forza italia giovani di un nuovo soggetto protagonista. Invitiamo pertanto gli iscritti a supportare i candidati provenienti dal movimento giovanile. Vi terremo aggiornati sulle loro iniziative, appuntamenti e proposte. NON C'E' FUTURO SENZA GIOVANI. NOI DI AZIONE GIOVANI LO SAPPIAMO! April 20 VERTICE ANTIRAZZISMO: PRESSIONI DEI PAESI ESTREMISTI
Condividiamo in pieno le parole dell'editoriale di Angelo Panebianco sul vertice che si terrà a Ginevrà sul razzismo. Un vertice schiavo dei paesi islamici estremisti. dal corriere.it Si apre oggi a Ginevra, sotto i peggiori auspici, la Conferenza delle Nazioni Unite sul razzismo. Gli occidentali sono arrivati a questo appuntamento divisi. Gli Stati Uniti, Israele, il Canada, l’Australia e l'Italia hanno confermato che non parteciperanno non essendoci garanzie che la Conferenza, i cui lavori preparatori sono stati dominati dai Paesi islamici, non si risolva anche questa volta (come accadde nella precedente conferenza di Durban nel 2001) in un atto di accusa contro Israele e contro l'Occidente. Olanda e Germania hanno dato all'ultimo momento forfait. La Gran Bretagna e la Francia, invece, hanno scelto di essere presenti. Così come il Vaticano. Il presidente iraniano Ahmadinejad, già arrivato a Ginevra, è stato ricevuto con tutti gli onori dalle massime autorità elvetiche (il che ha suscitato una dura protesta di Israele) e sarà fra i primi a prendere la parola nella tribuna messagli a disposizione dall'Onu. Molte cose non vanno, evidentemente, se a una Conferenza sul razzismo, che dovrebbe essere espressione dell' impegno delle Nazioni Unite in difesa dei diritti umani, può impunemente prendere la parola un signore che ritiene la Shoah una «invenzione» e presiede un regime che ha al proprio attivo l'assassinio di centinaia di oppositori politici. Comunque vada a finire la Conferenza, tre lezioni si possono già trarre da questa vicenda. La prima è che se l'Occidente si divide, coloro che puntano a usare le istituzioni internazionali in chiave antioccidentale hanno facile gioco. Se ci fosse stato un blocco compatto dei Paesi occidentali a difesa di principi per essi irrinunciabili, quei Paesi islamici che giocano sulle divisioni dell'Occidente avrebbero dovuto tenerne conto, e la stessa Conferenza di Ginevra avrebbe forse avuto un diverso avvio. I Paesi europei che, insieme al Vaticano, hanno scelto comunque di andare alla Conferenza forse riusciranno a impedire che essa si risolva in una Durban bis ma corrono anche un rischio: il rischio che la loro presenza contribuisca a dare legittimazione internazionale a regimi politici che fanno quotidianamente strage di diritti umani a casa loro e che non hanno le carte in regola neppure in materia di razzismo essendo noti campioni di propaganda antisemita. La seconda lezione è che i diritti umani non possono essere facilmente separati dal contesto culturale occidentale che li ha generati. La dichiarazione dei diritti dell'uomo del 1948 e le tante altre dichiarazioni, convenzioni e istituzioni promotrici dei diritti umani che l'hanno seguita, erano espressioni della tradizione occidentale. Rispecchiavano il predominio politico-militare, economico e culturale, del mondo occidentale. Nel momento in cui l'Occidente perde peso politico, altri, con alle spalle altre e diverse tradizioni culturali, si impadroniscono di quelle istituzioni, e del connesso linguaggio dei diritti umani, cambiandone radicalmente l'ispirazione e il significato. È proprio in nome dei «diritti umani» (nel senso che essi danno a queste parole) che i Paesi islamici cercano oggi di imporre a tutto l'Occidente una drastica limitazione della libertà di parola e della libertà di stampa, erigendo barriere giuridiche che rendano la religione islamica non criticabile. Hanno tentato di farlo con la risoluzione 62/154 dell'Assemblea delle Nazioni Unite. E sono tornati alla carica (salvo recedere a fronte delle proteste occidentali) nei lavori preparatori del documento che dovrà essere approvato dalla Conferenza di Ginevra. Chi pensa che i diritti umani siano «transculturali», anziché connotati culturalmente, che siano cioè un minimo comun denominatore potenzialmente in grado di essere condiviso da tutti, dovrebbe riflettere, ad esempio, su quale compatibilità possa mai esserci fra i diritti umani nel modo in cui li intendono gli occidentali e la sharia, la tradizionale legge islamica. La terza lezione che si può trarre dal pasticcio della Conferenza di Ginevra riguarda l'impossibilità di separare diritti umani e politica. A Ginevra «si fa» e «si farà» politica, ossia la questione del razzismo e dei diritti umani verrà usata come arma propagandistica ai fini della competizione di potenza e delle connesse negoziazioni politiche. Come è inevitabile che sia. April 17 GITA SOCIALE PREDAPPIO Per la fine di Aprile stiamo organizzando, assieme a molti altri circoli della provincia, una gita sociale a Dovia di Predappio. Spiegare il perchè è d'obbligo: è inutile nasconderci dietro ad un dito, anche se presto entreremo a far parte del nuovo movimento giovanile del PdL non possiamo cancellare 50 anni di FdG e Azione Giovani dove per decenni i nostri militanti - e il nostro stesso circolo - ha sempre ritenuto opportuno, anche in un ottica di riflessione per la riappacificazione nazionale, dover tornare a Predappio per rendere onore ad un uomo che, nel bene o nel male, ha segnato la Storia d'Italia. Andare a Predappio non significa rimpiangere il fascismo, ma tutt'altro: ripensare a come evitare oggi gli errori di ieri, rileggere la storia che dalla marcia su Roma ad oggi ha modellato l'Italia, capire cosa c'è da salvare di quel periodo e cosa assolutamente da condanndare. Ma soprattutto, noi approfitteremo di questo momento di vita sociale per ricordare i CAMERATI assassinati dal dopo guerra fino agli anni '80. Giovani ragazzi del FdG e dell'MSI uccisi perchè "di destra". Un abominio che non dovrà più ripetersi. Il nostro processo di maturazione da una oscura ideologia ad una voglia di democrazia e riconoscimento di libertà passa anche attraverso la rivisitazione non solo storico e politica, ma anche fisica degli stessi territori che furono oggetto di grandi passioni, grandi e piccole storie, illuminanti e spregevoli, che hanno comunque fatto la storia della nostra Patria. Vi aspettiamo numerosi, per info: www.gioventuperugina.forumfree.net April 14 SMS DELLA SPERANZA!!INVIARE SUBITO UN SMS AL 48580 PER AIUTARE I NOSTRI FRATELLI ABRUZZESI !
![]() Tutti in campo per aiutare le popolazioni
abruzzesi gravemente colpite dal tremendo sisma. Tim, Vodafone, Wind e
3 Italia hanno deciso, in accordo con la Protezione civile, di attivare
la numerazione solidale 48580 per raccogliere fondi a favore dei
terremotati abruzzesi. Basta inviare un semplice sms al 48580 (senza
scrivere niente), al costo di un euro, per dare un aiuto a chi sta
organizzando i soccorsi e l’assistenza. Dalle 9 di questa mattina è
possibile anche chiamare da rete fissa di Telecom Italia il 48580 per
donare 2 euro. Il Dipartimento della Protezione civile provvederà a
fornire tutte le informazioni sull’impiego dei fondi raccolti dagli
operatori di telefonia. Invitiamo caldamente tutti i simpatizzanti e gli iscritti a fare questo piccolo gesto di solidarietà per aiutare nostri fratelli abruzzesi che hanno perso tutto. E’ il minimo che possiamo fare ! April 07 Aiutate la CRI per l'Abruzzo Invitiamo gli iscritti e i simpatizzanti assieme alle loro famiglie a dare un aiuto concreto per le famiglie terremoto d'Abruzzo e i volontari che stanno in queste ore cercando di aiutare questa popolazione martoriata. Perciò vi invitiamo ad effettaure una donazione alla Croce Rossa Italiana tramite il c/c d'emergenza istituito che è: C/C BANCARIO n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati Tesoreria - Via San Nicola da Tolentino 67 – Roma intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 - 00187 Roma. Coordinate bancarie (codice IBAN) relative sono: IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020 Causale: PRO TERREMOTO ABRUZZO Nessun uomo è un isola. L'Italia si stringe al suo cuore, l'Abruzzo! April 02 AZIONE GIOVANI DIVENTERA' PRESTO QUALCOSA DI PIU'GRANDE APCOM - GIORGIA MELONI LAVORA PER UN NUOVO SOGGETTO POLITICO GIOVANILE ASSIEME AI RAGAZZI DI FI. 100 iniziatiave in 100 città per le elezioni europee Roma, 1 apr. (Apcom) - Si è riunito oggi pomeriggio il direttivo nazionale che ha il compito di guidare il giovani del PDL verso la costituzione di un movimento giovanile unitario. Erano presenti oltre a Giorgia Meloni e Francesco Pasquali, responsabili dei rispettivi movimenti giovanili di appartenenza, anche Giovanni Donzelli, Armando Cesaro, Carlo Fidanza, Giancarlo Miele, Marco Perissa e Stefano Morelli. Come stabilito dallo statuto del PDL entro un anno si celebrerà il congresso per eleggere gli organi di rappresentanza, nel frattempo i responsabili dei movimenti giovanili di provenienza, Meloni e Pasquali, saranno in via transitoria, alla guida della nuova struttura in qualità di Presidente e Coordinatore. “Faremo conoscere il nuovo movimento con 100 iniziative in 100 città di Italia anche per sostenere il PDL alle prossime elezioni Europee e amministrative, coinvolgendo associazioni di volontariato e gruppi giovanili già presenti sul territorio”: dichiarano unitariamente i componenti del direttivo. Discorso di Giorgia Meloni al Congresso PDL Saluto quella che ho di fronte, che è già una bellissima realtà italiana, dal punto di vista sociale e politico. Governa la nazione, piccoli borghi, grandi città, province e regioni, viene ammirata come importante forza europea, ed è presente nell’immaginario collettivo, soprattutto grazie alla popolarità del premier Silvio Berlusconi. E oggi, con la traduzione organizzativa di questa bella intuizione politica noi compiamo il passo definitivo nella realizzazione di un soggetto che fa già la storia di questa nazione, ma che soprattutto ambisce a lasciare di sé una traccia di benessere e dignità che duri nel tempo. E voglio ringraziare Gianfranco Fini e tutta la Comunità che lo ha accompagnato in questo percorso, perché se dentro questo progetto c’è la destra italiana con il suo orgoglio e la sua identità lo dobbiamo soprattutto alla loro lungimiranza e alla credibilità che hanno costruito per se e per la propria gente. Oggi nasce il primo partito italiano dell’era moderna. Non una zoppicante sintesi di interessi, o la somma delle idee che hanno segnato un secolo ricco di fermenti culturali e politici, ma ormai finito, come il novecento, né tantomeno il furbo restyling di una classe dirigente, magari uscita sconfitta dalle urne. No, oggi diamo vita a un movimento del futuro, nel quale l’unica sintesi possibile è quella tra la modernità delle idee, delle soluzioni, e l’amore per la grande tradizione del popolo italiano. E lasciatemi dire una cosa, che mi è capitata ancora qualche giorno fa in tv. Mi provoca profonda tristezza vedere gli uomini della nostra sinistra spellarsi le mani per applaudire quelli che da fuori, senza conoscere l’Italia, le sue esigenze o i suoi problemi, sono sempre pronti a darci lezioni di civiltà. Io rivendico che l’Italia è una nazione sovrana, e i suoi rappresentanti – che li si condivida o no – sono eletti dalla sua gente e per questo meritano rispetto. Sempre. Perché in patria possiamo confrontarci anche in modo aspro e vigoroso, ma altra cosa è compiacersi degli insulti all’Italia che dovessero venire da un qualche ministro della giustizia brasiliano, o da un commissario europeo spagnolo, oppure dalla bella ma sprovveduta moglie di un pur bravo presidente della repubblica francese. Questo sentimento si chiama orgoglio nazionale, senso di appartenenza, ed è purtroppo ancora estraneo alla cultura della sinistra italiana, così abituata nel novecento a chiedere aiuto a potenze straniere per affermarsi all’interno dei suoi confini nazionali – costringendo il nostro popolo a pagare per questo un prezzo di libertà altissimo – da non riuscire ancora oggi ad amare l’Italia più della propria ideologia. Anche per questo credo che, invece, la ragione sociale del PDL debba essere proprio quella di interpretare l’identità più profonda del popolo italiano. Ma esiste una identità nazionale definita e tangibile? Esiste un comune sentire fatto di valori, tradizioni, speranze che attraversa l’intera penisola, che risale monti e vallate, sfiora le nostre coste, che si infila nel traffico delle nostre grandi città e poi si immerge nelle tranquille acque del Mediterraneo? Io credo di sì. La nostra cultura nazionale è il prodotto di una mescolanza furiosa di elementi comparsi via via nel corso dei secoli, che ci appartengono e ci guidano anche se non li abbiamo studiati sui libri di scuola. Perché per riconoscere la tensione spirituale che abbiamo dentro non c’è bisogno di aver letto la Summa Teologica di San Tommaso, basta ascoltare la sensazione di pace che provocano le campane della domenica mattina. Così come non c’è bisogno di conoscere le Istituzioni di Giustiniano per apprezzare l’ordine delle leggi e le libertà che queste garantiscono. Questo senso comune è molto più profondo di quanto lo snobismo della sinistra italiana voglia credere. È qualcosa di semplice, pulito e onesto come il pranzo della domenica in famiglia, il tifo sfegatato per la nazionale di calcio, ma anche l’indignazione per un episodio di mala sanità o la rabbia della gente in strada di fronte alla notizia di una violenza vigliacca che ha per vittime due ragazzini a cui hanno distrutto la loro prima storia d’amore, e forse la vita stessa. Per questo mi piace credere che il Pdl possa invece essere anche la dimora del senso comune degli italiani, dove non si ha paura di sporcarsi con la realtà di tutti i giorni, di passare per retrogradi o populisti, perché si ha la consapevolezza di essere veri, autenticamente popolari. Credo che la dizione Popolo della Libertà possa e debba racchiuderne molte altre. Tra queste, PDL può e deve significare anche Popolo della Legalità. Perché noi siamo tutti figli di Paolo Borsellino, e perché dove regna la legalità vince la sicurezza dei cittadini più deboli, vince l’economia sana che produce ricchezza, vince l’amministrazione pubblica che crea sviluppo, vince il talento dei più bravi. Il Popolo della Legalità deve essere in guerra contro camorristi e mafiosi di ogni specie, contro la criminalità che giunge da fuori per dare l’assalto alle case degli italiani, contro gli speculatori col colletto bianco. E questo significa anche attenzione a certe candidature, perché poi le azioni devono rispondere alle idee. E poi questo può e deve essere il Popolo dell’Ambiente, della difesa della terra e dell’acqua, e ancora il popolo del merito. Vogliamo graffiare via, uno per uno, tutti gli ostacoli che dal ‘68 ad oggi sono stati posti sulla strada dell’affermazione del talento e del carattere di ognuno. Perché contrariamente a quanto ci viene detto da quarant’anni, la meritocrazia non esclude ma include, perché consente alle persone di affermarsi in ragione di quello che sono e non in ragione di quello che hanno. Ma anche qui, passare dal declamare un valore a costruirlo significa battersi contro le rendite di posizione, i privilegi, le caste. Guardo in questi giorni, compiaciuta, le baronie che hanno messo in ginocchio l’università italiana tremare di fronte ai provvedimenti del governo e aspetto di vedere tante altre oligarchie travolte dalla rivoluzione del merito che l’Italia aspetta da decenni. E credo che sarebbe un bel segnale in questo senso anche ripensare l’attuale legge elettorale, per dare la possibilità agli italiani di scegliere da chi farsi rappresentare in parlamento e ai parlamentari di misurarsi con il consenso degli italiani. Lo dico anche in relazione alla questione giovanile. Perché non considero un caso che mentre gli under 35 eletti in parlamento sono il 5% quelli eletti negli enti locali, dove ci sono le preferenze e i voti devi andarteli a prendere uno per uno, siano invece 27.000, oltre il 20% del totale. Allora questo è anche quello che ci chiedono i giovani italiani. Non quote gialle o corsie preferenziali, nessun sei politico, nessun aiutino, ma la possibilità di misurarsi sul terreno del merito è quello che chiedono questi ragazzi esattamente quarant’anni dopo quelli che nel ’68 gridavano “Largo ai giovani” ma ora blindano la propria posizione sociale. Credo che la gioventù italiana possa rappresentare un incredibile valore aggiunto, e vorrei che questo fosse anche il Popolo della Gioventù, non in senso anagrafico, ma nel senso di uomini, donne ed azioni politiche orientati ben al di là della prossima scadenza elettorale. Il Popolo della Libertà non vuole rinunciare al contributo di energie, freschezza e idealità che può arrivare da questa giovane generazione, come dimostra anche il bel segnale dato ieri con l’apertura di questo congresso. Motivo per cui considero fondamentale l’esistenza, nel PDL, di un movimento giovanile che si rispetti. Un movimento giovanile non indipendente, ma tanto autonomo da eleggere dal basso i propri dirigenti perché possano essere credibili. Tanto libero da poter rappresentare un laboratorio politico e culturale, costruire sintesi, produrre avanguardie. Tanto forte da poter rappresentare il luogo privilegiato dal quale attingere per schierare la futura classe dirigente del partito e della nazione. Ecco che cosa è il Popolo della Libertà. Non un ammasso di identità diverse e inconciliabili, ma un luogo nel quale idee e valori sanno convivere con delle persone in carne e ossa. E’ il popolo di Silvio Berlusconi, per fortuna, ma anche di militanti, dirigenti, semplici iscritti e gente comune, che spende tanta parte della propria vita in un tentativo generoso di riscatto per il proprio quartiere, la propria città o regione, per l’Italia. E’ il popolo di quei ragazzi e di quelle ragazze in divisa che rischiano tutti i giorni la propria vita nelle periferie degradate d’Italia, come nel deserto polveroso dell’Afghanistan. E’ il popolo di quegli operai a cui una certa cultura sindacalista ruffiana preferisce pagare il viaggio a Roma ed il pranzo al sacco per tirare la volata ad un partito politico in campagna elettorale, piuttosto che difendere davvero i loro diritti e la loro incolumità. E’ il popolo di quegli insegnanti e studenti che per troppi anni hanno subito la prepotenza culturale e talvolta fisica di alcuni loro colleghi spalleggiati da una cultura arrogante, faziosa e violenta. E’ il popolo di quegli imprenditori italiani che guardano dritto in faccia questa crisi maledetta e non abbassano lo sguardo, sfidandola con genio e coraggio. E’ il popolo di quei lavoratori precari che come guerrieri senza patria combattono una battaglia per la sopravvivenza, cambiando continuamente città e mestiere e ricominciando, ogni volta, la loro vita da capo. E’ la casa degli italiani che sono tali non solo per nascita, ma per scelta, libera, volontaria, quotidiana. Italiani perché ogni giorno contribuiscono al progresso della nostra terra, a prescindere dal colore della pelle o dalla nazione di provenienza. E’ anche il popolo di quella suora che per diciassette anni ha accarezzato il volto di una donna incapace di muoversi ed di parlare eppure ancora in diritto di essere amata. Il Popolo della Libertà è il partito del futuro con solide radici nella tradizione nazionale. Ambiente, legalità, merito e gioventù, saranno le idee nuove da incardinare in un impianto di valori antichi come la sacralità della vita e l’amor di patria. Consentitemi allora di chiudere con una citazione che io considero una sorta di promessa da fare tutti insieme all’alba di questa nuova grande avventura. In una lettera indirizzata al figlio poco prima di essere giustiziato per aver disertato l’esercito austriaco perché voleva combattere con il nostro tricolore, l’irredentista Nazario Sauro scrisse poche semplici parole: “su questa Patria giura, e farai giurare ai tuoi fratelli quando avranno l’età per ben comprendere, che sarete sempre, ovunque e prima di tutto italiani”. |
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