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    April 28

    INTERVISTA DOPPIA AI DUE CANDIDATI

    Quali sono le 5 priorità della sua prossima Giunta al governo della città?
    Pino SbrennaLa mia idea verte su due fronti: innanzitutto mettere in campo tutta una serie di azioni tese a fare sparire l'idea maturata in questi anni di un Comune nemico del cittadino e vessatore. In secondo ordine restituire dignità a questa istituzione che è stata mortificata sotto il profilo dei raccordi istituzionali. Perugia fino ad oggi è stata addirittura sbeffeggiata. Invece deve ritornare ad essere capoluogo di regione. Occorre subito intervenire per il risanamento finanziario. Il nostro Comune non ha un buco ma una voragine di debiti. Ho persino paura di aprire quei cassetti per sapere realmente a quanto ammontano i debiti di palazzo dei Priori. Ho paura che ci si possa trovare nella condizione di portare i registri contabili in tribunale e dichiarare il fallimento. E' sotto gli occhi di tutti la sciatteria con cui si opera nei servizi, dalla raccolta dei rifiuti ai trasporti e a tanti altri aspetti.+ Wladimiro BoccaliInnanzitutto bisogna riattivare il rapporto tra Amministrazione e cittadini su una dimensione nuova, di ascolto. Per questo ho in programma l'idea di dare vita ad un nuovo assessorato alla partecipazione che si dovrà occupare in modo costante e continuativo del rapporto con la gente del nostro territorio, raccoglierne le esigenze, le istanze e ascoltarne i suggerimenti. In secondo luogo un'azione ferma e decisa contro la delinquenza e la criminalità. In terzo luogo - e non per ordine di importanza - qualità della vita, dei servizi e decoro urbano. Pensiamo ad una città animata, attiva, anche grazie alle iniziative dei cittadini, al loro desiderio di contribuire alla vivacità di una città che dimostra una vocazione turistica e culturale. Percepisco la vitalità della nostra comunità, piuttosto che di ronde parlerei di contributo diretto della gente nel sorvegliare il proprio quartiere, il parco che ha sotto casa, nel collaborare con l'amministrazione mobilitando associazioni, comitati per la sicurezza dei nostri quartieri. Vorrei collaborare a realizzare un tavolo di confronto per l'Umbria ed il suo capoluogo. Perugia ritorni al centro della programmazione regionale. Investire su Perugia significa investire sull'intera regione e penso all'Università, alle infrastrutture, ai lavoratori ed alle imprese. Quindi una riorganizzazione delle politiche di servizio al cittadino, un piano sociale per la comunità che affronti le politiche per l'infanzia, il sostegno alle famiglie più in difficoltà, politiche fiscali eque e qualità nei servizi sanitari.
     
    Perché votare Pino Sbrenna?
    Perché votare Boccali?
    Occorre porsi una semplice domanda:se questo Comune è a misura delle aspettative di ognuno di noi allora bisogna votare Boccali. Se invece le rispettive aspettative sono superiori ai risultati raggiunti da questa classe dirigente allora non si può che votare Sbrenna. Io rappresento il rinnovamento, la chiusura totale con il passato. Boccali invece è il delfino di Locchi, il prosecutore della sua politica
    Perché si apre una fase nuova, una storia nuova. Occorre valorizzare le cose già fatte ma sapere anche intercettare una domanda nuova che viene dalla collettività. Innovazione, cambiamento, trasformazione della città per prepararsi al futuro. Non amo guardarmi indietro abbiamo scommesse importanti da portare a compimento occorre guardare avanti. Occorre un patto generazionale ed un ricambio generazionale.
     
    I giovani. Quali saranno le scelte politiche a loro indirizzate?
    Pino SbrennaNon vedo grande futuro rispetto all'inserimento lavorativo dei giovani, a maggior ragione per quelli con una certa formazione. Perugia è diventata una città asfittica sotto questo punto di vista. Ho due figli, uno dei quali si occupa di programmazione informatica e grafica, ha preferito trasferirsi in Brasile dove ha trovato maggiore possibilità di occupazione che qui. La cultura può essere volano di occupazione se sostenuta da politiche adeguate. Gli studenti sono un quarto della popolazione residente meritano politiche più attente ed una collaborazione costante e proficua tra il loro mondo universitario e le istituzioni
    Wladimiro BoccaliI giovani sono una risorsa fondamentale. Nella mia prima campagna ho puntato su due messaggi: merito e talento. E questo deve verificarsi nella politica come nell'Università, nelle professioni come nei settori economici. Bisogna fare in modo che i giovani possano esprimersi e ai più meritevoli affidare un ruolo attivo, nella produzione culturale, nelle iniziative sportive. Bisogna avere un occhio di riguardo verso quelle nuove generazioni che vogliono dare un contributo allo sviluppo della città
     
    Il lavoro, il benessere, quali iniziative intende intraprendere in questa direzione?
    Pino SbrennaSe il Comune riduce i costi dell'apparato, allora libera risorse che possono essere destinate sui settori che meritano. L'offerta culturale complessiva deve essere maggiormente sostenuta poiché è capace di attrarre investitori industriali, essere da traino per il turismo e quindi creare occupazione
    Wladimiro BoccaliPer benessere intendo avere un lavoro e la possibilità di accesso ai servizi educativi e sociali. Perugia come città per realizzare i propri progetti di vita. Per benessere penso ad opere pubbliche di eccellenza che restituiscano al cittadino la serenità ed il desiderio di occupare il tempo libero nel modo che merita. Dico: una rotatoria in meno ed una scuola, un marciapiede e un parco in più, affinché i perugini non restino a casa ma creino relazioni ed abbiano luoghi per farlo
     
    Come sarà Perugia fra 5 anni dopo il suo primo mandato?
    Sarà una città più pulita. Avrà un'attenzione certosina alla cura degli arredi urbani ed al decoro. Oggi Perugia sembra una città del nord Africa, non del sud d'Europ Perugina, spero, sarà migliore di oggi, avrà un livello alto in termini di servizi, in termini di cultura. Perugia città sempre più europea ed internazionale, che sappia cioè varcare anche i confini regionali ed aprirsi ancora di più al mondo ed al futuro
     
    La disaffezione alla politica. Come intende colmare la distanza tra cittadino e palazzo?
    Pino SbrennaHo cessato di fare politica perchè alla democrazia fondata sui partiti si è sostituita una democrazia oligarchica e virtuale. I partiti sono scollati dalla realtà sociale. Per riavvicinare i cittadini c'è bisogno che l'amministrazione non sia vessatoria ed i partiti tornino ad essere luogo di dibattito, di confronto e di selezione della classe dirigente adeguata Wladimiro BoccaliOccorre mobilitare i partiti, le associazioni, i sindacati, occorre ripartire dal singolo cittadino, perfino dalla piccola comunità parrocchiale per fare in modo che il Comune sia presente in tutte le realtà cittadine, non solo a palazzo dei Priori. E questo vale per i politici come anche per i dirigenti che devono avere un confronto diretto con la gente
     
    Cosa non rifarebbe tra le cose realizzate dalla passata amministrazione?
    Non rifarei il minimetrò. E' stata una scelta tardiva. Negli anni ottanta ero presidente della commissione Viabilità e Trasporti della Regione ed in Francia andammo a visitare una località che già da allora aveva una infrastruttura di viabilità alternativa come quella del minimetrò. Perugia l'ha realizzata 25 anni dopo, quando la città è ormai scesa a valle. Gli uffici, i servizi, le attività commerciali, le strutture del credito e della finanza sono andate via dal centro. E' un non senso. Avevano detto che per far quadrare i conti il minimetrò avrebbe dovuto trasportare 15 mila utenti al giorno, poi sono scesi a 12mila, oggi a 8 mila. Ci costa 10 milioni di euro all'anno, una cifra letale per la finanza comunale che è gia disastrosa. Visto che il danno è fatto si potrebbe solo pensare di prolungarla fino a Sant'Andrea delle Fratte per puntare ad una maggiore utenza ed utilità così da ridurre gli effetti negativi. Poi non rifarei il Situ e il Tred che è stato un tentativo di fregare i soldi dalle tasche dei cittadini col semaforo tagliola. Altrove (in Bulgaria che è la coda d'Europa) i semafori marcano i secondi che mancano al rosso. Infine voglio dire che avevamo la Sipa che si era aperta uno spazio nel mercato nazionale e questi signori l'hanno svenduta per 4 soldi. Non rifarei neppure questo
    Cercherei di non imporre le riforme. Occorre si avere fermezza su una politica riformista, ma al contempo più umiltà, capacità di mediazione e di ascolto, accogliere i suggerimenti che ci arrivano dai cittadini. Maggiore partecipazione
     
    In base a quali caratteristiche sceglierà la sua squadra di governo
    Pino SbrennaTengo conto del quadro politico di chi mi sorregge ma non sono un candidato recinto rinchiuso nelle mura di due partiti. Verificherò garanzie di competenza, efficacia e serietà unitamente ad una certa attenzione all'innovazione nella pubblica amministrazione
    Wladimiro BoccaliConoscenza della città, capacità di rappresentarla, competenza, impegno e consenso
     
    La trasparenza. Quindi gli incarichi, gli stipendi, le consulenze, le delibere, gli atti. Il cittadino potrà sapere realmente quanto costa l'amministrazione pubblica? E Come?
    Il cittadino saprà tutto. Sulle modalità sceglierò il modo che sarà in grado di garantire la più ampia trasparenza possibile
    Occorre considerare il cittadino un partner. Bisogno riuscire a garantire più presenza nel territorio insieme alle parti, semplificare la burocrazia. I dirigenti non devono restare dietro la scrivania ma stabilire un contatto diretto con la collettività. Occorre snellire le procedure per prendere delle scelte e soprattutto fare in modo che sulla stessa materia non intervengano Comune, Provincia e Regione. Infine, tutti gli atti devono essere pubblici e accessibili dalla rete. Questo sarà un impegno immediato
     
    Università, ricerca, precari, occupazione, in che modo l'istituzione comunale contribuirà allo slancio di questi settori in crisi?
    Pino SbrennaSe cresce l'Università allora cresce anche la città. Una ricerca che non viene collegata al mondo produttivo dove c'è un'amministrazione incapace di offrire strumenti che ne favoriscano il collegamento crea istituzioni parolaie e astratte. Quanto al lavoro stabile credo che non tutti i precari debbano essere per forza stabilizzati. Ma ai meritevoli e capaci va offerta la possibilità di stabilizzarsi
    Wladimiro BoccaliVorrei dare un segnale chiaro. Vorrei che si creasse un assessorato per i rapporti con l'Università. Ed un tavolo permanente in Comune, con la Regione e l'Università dove ci si confronti costantemente e si elaborino le politiche di sviluppo sulla formazione. Lavorare come se fossimo un soggetto unico. Occorre rapportare la ricerca all'evoluzione del mondo dell'impresa e della società. Creare un patto strategico per l'Umbria ed il suo capoluogo, individuare le formule attraverso cui creare sistema tra il mondo della ricerca, dell'impresa e politiche che favoriscano l'accesso al credito. Abbiamo aziende con una media di tre operai, va quindi favorita la capacità di fare rete, di creare sinergia tra pubblico e privati. Occorre creare percorsi di filiera che valorizzino lo sviluppo nel settore turistico, culturale, dell'agricoltura di qualità. Occorre attrarre investimenti facendo sistema
     
    Che idea si è fatto del suo avversario?
    Non lo conosco quindi sulla persona non esprimo nessun giudizio. Lo valuto sul suo operato in campo urbanistico dove ha avuto una visione strabica. Ha aumentato le cubature concentrandole in zone diffuse, così da creare a Perugia tante piccole Scampia. Fossi stato in lui avrei studiato un po' di più. A maggior ragione nel ruolo che occupa oggi come candidato a sindaco. So che ha storto il naso rispetto alle candidature che si annunciavano nel centrodestra come quella di Monni e Corrado. Dico solo che quanto ad esperienza politica non hanno niente da invidiare a lui, ma oltre a questa hanno formazione e esperienza professionale.
    Innanzitutto non lo conosco personalmente. Lui ha fatto politica prima di me. Mi dicono che è una persona competente e questo mi fa piacere. Mi auguro che voglia stare sui temi e non sugli slogan. Dico però che la sua figura ha annullato una intera classe dirigente della sua area di appartenenza. Se la figura di candidato a sindaco è stata individuata nella sua persona vuol dire che chi ha rappresentato il suo partito in questi dieci anni a Palazzo dei Priori non è stato sufficientemente capace. Se si vuole guardare al futuro non è lui la figura adatta a guidare questa città nei prossimi anni
     
    E adesso una domanda sul suo profilo e sul suo passato. Lei rappresentava la Provincia all'interno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia. Al momento del rinnovo del suo incarico l'imprenditore Colaiacovo espresse perplessità collegandole ad una presenza della politica nella Fondazione che gli sembrava inopportuna. Lei manifestò il suo dissenso rispetto a questa posizione dicendo anche che aveva rischiato il carcere. Cosa è successo con l'industriale Colaiacovo?
    E adesso una domanda sul suo profilo e sul suo passato. Quando è nato il Pd correvano voci che fosse lei il nuovo segretario regionale. Poi ha fatto un passo indietro. Come sono oggi i rapporti con Bruscolotti, l'attuale segretario regionale del Pd?
    Pino SbrennaAbbiamo avuto qualche incomprensione. Si trattava di una diversa idea su come darsi le regole all'interno della Fondazione. Niente di politico, anzi. Quando lui ha costruito la sua industria di cemento ad Acquasparta io ero presidente alla Commissione urbanistica. Finii inquisito perché presentatore di una proposta che normava le modalità di espressione dei pareri dell'Asl sugli strumenti urbanistici e sulle varianti. Colaiacovo e parte della Giunta di Acquasparta dovettero aspettare più tempo di me per essere totalmente prosciolti. Ecco perché parlai di rischio di finire in carcere. Rispetto ai nostri rapporti dunque non c'è nessuna motivazione politica. Soltanto incomprensioni e diversità di vedute


    FONTE: perugianews.it
    Wladimiro BoccaliI rapporti sono e sono stati buoni. All'inizio io avevo dato la mia disponibilità al partito. Poi è stato il partito ad avermi chiamato. Ho svolto il mio ruolo fino alla realizzazione dello statu
    April 22

    IL CIRCOLO CON I CANDIDATI AG

    In una nota ufficiale in Circlo di Azione Giovani "Paolo Borsellino" esprime pieno appoggio a tutti i candidati del Comune di Perugia che provengono dalle realtà giovanile di Azione Giovani, senza alcuna preferenza. Siamo certi che puntare sui giovani e soprattutto sulle persone con cui da anni si sono condivise lotte e passioni sia il modo migliore per poter aiutare la "causa" del nostro partito e per migliorare la nostra città.
    Quindi seguiremo in queste elezioni tutti i candidati provenienti dal mondo di Azione Giovani - movimento giovanile di Alleanza nazionale, presto movimento unitario assieme a Forza italia giovani di un nuovo soggetto protagonista. Invitiamo pertanto gli iscritti a supportare i candidati provenienti dal movimento giovanile.

    Vi terremo aggiornati sulle loro iniziative, appuntamenti e proposte.


    NON C'E' FUTURO SENZA GIOVANI. NOI DI AZIONE GIOVANI LO SAPPIAMO!
    April 20

    VERTICE ANTIRAZZISMO: PRESSIONI DEI PAESI ESTREMISTI

    Condividiamo in pieno le parole dell'editoriale di Angelo Panebianco sul vertice che si terrà a Ginevrà sul razzismo. Un vertice schiavo dei paesi islamici estremisti.


    dal corriere.it

    Si apre oggi a Gine­vra, sotto i peggiori auspici, la Confe­renza delle Nazioni Unite sul razzismo. Gli oc­cidentali sono arrivati a questo appuntamento di­visi. Gli Stati Uniti, Israele, il Canada, l’Australia e l'Ita­lia hanno confermato che non parteciperanno non essendoci garanzie che la Conferenza, i cui lavori preparatori sono stati do­minati dai Paesi islamici, non si risolva anche que­sta volta (come accadde nella precedente conferen­za di Durban nel 2001) in un atto di accusa contro Israele e contro l'Occiden­te. Olanda e Germania hanno dato all'ultimo mo­mento forfait. La Gran Bre­tagna e la Francia, invece, hanno scelto di essere pre­senti. Così come il Vatica­no. Il presidente iraniano Ahmadinejad, già arrivato a Ginevra, è stato ricevuto con tutti gli onori dalle massime autorità elveti­che (il che ha suscitato una dura protesta di Israe­le) e sarà fra i primi a pren­dere la parola nella tribu­na messagli a disposizio­ne dall'Onu. Molte cose non vanno, evidentemen­te, se a una Conferenza sul razzismo, che dovreb­be essere espressione dell' impegno delle Nazioni Unite in difesa dei diritti umani, può impunemen­te prendere la parola un si­gnore che ritiene la Shoah una «invenzione» e presie­de un regime che ha al proprio attivo l'assassinio di centinaia di oppositori politici.

    Comunque vada a fini­re la Conferenza, tre lezio­ni si possono già trarre da questa vicenda. La prima è che se l'Occidente si divi­de, coloro che puntano a usare le istituzioni interna­zionali in chiave antiocci­dentale hanno facile gio­co. Se ci fosse stato un blocco compatto dei Paesi occidentali a difesa di principi per essi irrinun­ciabili, quei Paesi islamici che giocano sulle divisio­ni dell'Occidente avrebbe­ro dovuto tenerne conto, e la stessa Conferenza di Ginevra avrebbe forse avu­to un diverso avvio. I Paesi europei che, insieme al Va­ticano, hanno scelto co­munque di andare alla Conferenza forse riusci­ranno a impedire che essa si risolva in una Durban bis ma corrono anche un rischio: il rischio che la lo­ro presenza contribuisca a dare legittimazione inter­nazionale a regimi politici che fanno quotidianamen­te strage di diritti umani a casa loro e che non hanno le carte in regola neppure in materia di razzismo es­sendo noti campioni di propaganda antisemita.

    La seconda lezione è che i diritti umani non possono essere facilmen­te separati dal contesto culturale occidentale che li ha generati. La dichiara­zione dei diritti dell'uomo del 1948 e le tante altre di­chiarazioni, convenzioni e istituzioni promotrici dei diritti umani che l'hanno seguita, erano espressioni della tradizione occidenta­le. Rispecchiavano il pre­dominio politico-militare, economico e culturale, del mondo occidentale. Nel momento in cui l'Occi­dente perde peso politico, altri, con alle spalle altre e diverse tradizioni cultura­li, si impadroniscono di quelle istituzioni, e del connesso linguaggio dei diritti umani, cambiando­ne radicalmente l'ispira­zione e il significato.

    È proprio in nome dei «diritti umani» (nel senso che essi danno a queste parole) che i Paesi islamici cercano oggi di imporre a tutto l'Occidente una drastica limitazione della libertà di parola e della li­bertà di stampa, erigendo barriere giuridiche che rendano la religio­ne islamica non criticabile. Hanno tentato di farlo con la risoluzione 62/154 dell'Assemblea delle Nazioni Unite. E sono tornati alla carica (salvo recedere a fronte delle proteste occidentali) nei lavori prepara­tori del documento che dovrà essere approvato dalla Conferenza di Ginevra. Chi pensa che i diritti umani siano «transculturali», anzi­ché connotati culturalmente, che siano cioè un minimo comun de­nominatore potenzialmente in grado di essere condiviso da tutti, do­vrebbe riflettere, ad esempio, su quale compatibilità possa mai esser­ci fra i diritti umani nel modo in cui li intendono gli occidentali e la sharia, la tradizionale legge islamica. La terza lezione che si può trar­re dal pasticcio della Conferenza di Ginevra riguarda l'impossibilità di separare diritti umani e politica. A Ginevra «si fa» e «si farà» poli­tica, ossia la questione del razzismo e dei diritti umani verrà usata come arma propagandistica ai fini della competizione di potenza e delle connesse negoziazioni politiche. Come è inevitabile che sia.

    La presenza di Ahmadinejad a Ginevra, in particolare, merita at­tenzione. Dal suo discorso, ovviamente, nessuna persona sana di mente si attende un contributo per la «lotta contro il razzismo». Si cercherà piuttosto di capire, leggendo tra le righe, se ci sarà o no qualche segnale di disponibilità alla trattativa sul nucleare iraniano e sugli altri dossier mediorientali da parte dei settori del regime che Ahmadinejad rappresenta o se la risposta alle aperture del presiden­te americano Obama sia già contenuta per intero nella condanna a otto anni per spionaggio appena inflitta alla giornalista america­na- iraniana Roxana Saberi. Sapendo, naturalmente, che Ahmadi­nejad è comunque un presidente in scadenza e che dovrà, nel giu­gno prossimo, affrontare il giudizio degli elettori. Un risultato (para­dossale) la Conferenza sul razzismo lo ha comunque già ottenuto: ha offerto al presidente di un regime assai poco rispettoso dei diritti umani (comunque li si definisca) una tribuna internazionale da cui iniziare la sua personale campagna elettorale.

    April 17

    GITA SOCIALE PREDAPPIO

    Per la fine di Aprile stiamo organizzando, assieme a molti altri circoli della provincia, una gita sociale a Dovia di Predappio. Spiegare il perchè è d'obbligo:
    è inutile nasconderci dietro ad un dito, anche se presto entreremo a far parte del nuovo movimento giovanile del PdL non possiamo cancellare 50 anni di FdG e Azione Giovani dove per decenni i nostri militanti - e il nostro stesso circolo - ha sempre ritenuto opportuno, anche in un ottica di riflessione per la riappacificazione nazionale, dover tornare a Predappio per rendere onore ad un uomo che, nel bene o nel male, ha segnato la Storia d'Italia.

    Andare a Predappio non significa rimpiangere il fascismo, ma tutt'altro: ripensare a come evitare oggi gli errori di ieri, rileggere la storia che dalla marcia su Roma ad oggi ha modellato l'Italia, capire cosa c'è da salvare di quel periodo e cosa assolutamente da condanndare.

    Ma soprattutto, noi approfitteremo di questo momento di vita sociale per ricordare i CAMERATI assassinati dal dopo guerra fino agli anni '80. Giovani ragazzi del FdG e dell'MSI uccisi perchè "di destra". Un abominio che non dovrà più ripetersi. Il nostro processo di maturazione da una oscura ideologia ad una voglia di democrazia e riconoscimento di libertà passa anche attraverso la rivisitazione non solo storico e politica, ma anche fisica degli stessi territori che furono oggetto di grandi passioni, grandi e piccole storie, illuminanti e spregevoli, che hanno comunque fatto la storia della nostra Patria.

    Vi aspettiamo numerosi,

    per info: www.gioventuperugina.forumfree.net
    April 14

    SMS DELLA SPERANZA!!

    INVIARE SUBITO UN SMS AL 48580 PER AIUTARE I NOSTRI FRATELLI ABRUZZESI !

    19

    Tutti in campo per aiutare le popolazioni abruzzesi gravemente colpite dal tremendo sisma. Tim, Vodafone, Wind e 3 Italia hanno deciso, in accordo con la Protezione civile, di attivare la numerazione solidale 48580 per raccogliere fondi a favore dei terremotati abruzzesi. Basta inviare un semplice sms al 48580 (senza scrivere niente), al costo di un euro, per dare un aiuto a chi sta organizzando i soccorsi e l’assistenza. Dalle 9 di questa mattina è possibile anche chiamare da rete fissa di Telecom Italia il 48580 per donare 2 euro. Il Dipartimento della Protezione civile provvederà a fornire tutte le informazioni sull’impiego dei fondi raccolti dagli operatori di telefonia.
    Invitiamo caldamente tutti i simpatizzanti e gli iscritti a fare questo piccolo gesto di solidarietà per aiutare nostri fratelli abruzzesi che hanno perso tutto. E’ il minimo che possiamo fare !
    April 07

    Aiutate la CRI per l'Abruzzo

    Invitiamo gli iscritti e i simpatizzanti assieme alle loro famiglie a dare un aiuto concreto per le famiglie terremoto d'Abruzzo e i volontari che stanno in queste ore cercando di aiutare questa popolazione martoriata.
    Perciò vi invitiamo ad effettaure una donazione alla Croce Rossa Italiana tramite il c/c d'emergenza istituito che è:

    C/C BANCARIO n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati
    Tesoreria - Via San Nicola da Tolentino 67 – Roma
    intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 - 00187 Roma.
    Coordinate bancarie (codice IBAN) relative sono:
    IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020
    Causale: PRO TERREMOTO ABRUZZO


    Nessun uomo è un isola. L'Italia si stringe al suo cuore, l'Abruzzo!
    April 02

    AZIONE GIOVANI DIVENTERA' PRESTO QUALCOSA DI PIU'GRANDE

    APCOM - GIORGIA MELONI LAVORA PER UN NUOVO SOGGETTO POLITICO GIOVANILE ASSIEME AI RAGAZZI DI FI.


    100 iniziatiave in 100 città per le elezioni europee
    Roma, 1 apr. (Apcom) - Si è riunito oggi pomeriggio il direttivo nazionale che ha il compito di guidare il giovani del PDL verso la costituzione di un movimento giovanile unitario. Erano presenti oltre a Giorgia Meloni e Francesco Pasquali, responsabili dei rispettivi movimenti giovanili di appartenenza, anche Giovanni Donzelli, Armando Cesaro, Carlo Fidanza, Giancarlo Miele, Marco Perissa e Stefano Morelli. Come stabilito dallo statuto del PDL entro un anno si celebrerà il congresso per eleggere gli organi di rappresentanza, nel frattempo i responsabili dei movimenti giovanili di provenienza, Meloni e Pasquali, saranno in via transitoria, alla guida della nuova struttura in qualità di Presidente e Coordinatore. “Faremo conoscere il nuovo movimento con 100 iniziative in 100 città di Italia anche per sostenere il PDL alle prossime elezioni Europee e amministrative, coinvolgendo associazioni di volontariato e gruppi giovanili già presenti sul territorio”: dichiarano unitariamente i componenti del direttivo.

    Discorso di Giorgia Meloni al Congresso PDL

    Saluto quella che ho di fronte, che è già una bellissima realtà italiana, dal punto di vista
    sociale e politico. Governa la nazione, piccoli borghi, grandi città, province e regioni, viene
    ammirata come importante forza europea, ed è presente nell’immaginario collettivo,
    soprattutto grazie alla popolarità del premier Silvio Berlusconi. E oggi, con la traduzione
    organizzativa di questa bella intuizione politica noi compiamo il passo definitivo nella
    realizzazione di un soggetto che fa già la storia di questa nazione, ma che soprattutto
    ambisce a lasciare di sé una traccia di benessere e dignità che duri nel tempo. E voglio
    ringraziare Gianfranco Fini e tutta la Comunità che lo ha accompagnato in questo percorso,
    perché se dentro questo progetto c’è la destra italiana con il suo orgoglio e la sua identità
    lo dobbiamo soprattutto alla loro lungimiranza e alla credibilità che hanno costruito per se
    e per la propria gente.
    Oggi nasce il primo partito italiano dell’era moderna. Non una zoppicante sintesi di
    interessi, o la somma delle idee che hanno segnato un secolo ricco di fermenti culturali e
    politici, ma ormai finito, come il novecento, né tantomeno il furbo restyling di una classe
    dirigente, magari uscita sconfitta dalle urne. No, oggi diamo vita a un movimento del
    futuro, nel quale l’unica sintesi possibile è quella tra la modernità delle idee, delle soluzioni,
    e l’amore per la grande tradizione del popolo italiano.
    E lasciatemi dire una cosa, che mi è capitata ancora qualche giorno fa in tv. Mi provoca
    profonda tristezza vedere gli uomini della nostra sinistra spellarsi le mani per applaudire
    quelli che da fuori, senza conoscere l’Italia, le sue esigenze o i suoi problemi, sono sempre
    pronti a darci lezioni di civiltà. Io rivendico che l’Italia è una nazione sovrana, e i suoi
    rappresentanti – che li si condivida o no – sono eletti dalla sua gente e per questo
    meritano rispetto. Sempre. Perché in patria possiamo confrontarci anche in modo aspro e
    vigoroso, ma altra cosa è compiacersi degli insulti all’Italia che dovessero venire da un
    qualche ministro della giustizia brasiliano, o da un commissario europeo spagnolo, oppure
    dalla bella ma sprovveduta moglie di un pur bravo presidente della repubblica francese.
    Questo sentimento si chiama orgoglio nazionale, senso di appartenenza, ed è purtroppo
    ancora estraneo alla cultura della sinistra italiana, così abituata nel novecento a chiedere
    aiuto a potenze straniere per affermarsi all’interno dei suoi confini nazionali – costringendo
    il nostro popolo a pagare per questo un prezzo di libertà altissimo – da non riuscire ancora
    oggi ad amare l’Italia più della propria ideologia.
    Anche per questo credo che, invece, la ragione sociale del PDL debba essere proprio quella
    di interpretare l’identità più profonda del popolo italiano. Ma esiste una identità nazionale
    definita e tangibile? Esiste un comune sentire fatto di valori, tradizioni, speranze che
    attraversa l’intera penisola, che risale monti e vallate, sfiora le nostre coste, che si infila nel
    traffico delle nostre grandi città e poi si immerge nelle tranquille acque del Mediterraneo?
    Io credo di sì. La nostra cultura nazionale è il prodotto di una mescolanza furiosa di
    elementi comparsi via via nel corso dei secoli, che ci appartengono e ci guidano anche se
    non li abbiamo studiati sui libri di scuola.
    Perché per riconoscere la tensione spirituale che abbiamo dentro non c’è bisogno di aver
    letto la Summa Teologica di San Tommaso, basta ascoltare la sensazione di pace che
    provocano le campane della domenica mattina. Così come non c’è bisogno di conoscere le
    Istituzioni di Giustiniano per apprezzare l’ordine delle leggi e le libertà che queste
    garantiscono.
    Questo senso comune è molto più profondo di quanto lo snobismo della sinistra italiana
    voglia credere. È qualcosa di semplice, pulito e onesto come il pranzo della domenica in
    famiglia, il tifo sfegatato per la nazionale di calcio, ma anche l’indignazione per un episodio
    di mala sanità o la rabbia della gente in strada di fronte alla notizia di una violenza
    vigliacca che ha per vittime due ragazzini a cui hanno distrutto la loro prima storia
    d’amore, e forse la vita stessa.
    Per questo mi piace credere che il Pdl possa invece essere anche la dimora del senso
    comune degli italiani, dove non si ha paura di sporcarsi con la realtà di tutti i giorni, di
    passare per retrogradi o populisti, perché si ha la consapevolezza di essere veri,
    autenticamente popolari.
    Credo che la dizione Popolo della Libertà possa e debba racchiuderne molte altre. Tra
    queste, PDL può e deve significare anche Popolo della Legalità. Perché noi siamo tutti figli
    di Paolo Borsellino, e perché dove regna la legalità vince la sicurezza dei cittadini più
    deboli, vince l’economia sana che produce ricchezza, vince l’amministrazione pubblica che
    crea sviluppo, vince il talento dei più bravi. Il Popolo della Legalità deve essere in guerra
    contro camorristi e mafiosi di ogni specie, contro la criminalità che giunge da fuori per
    dare l’assalto alle case degli italiani, contro gli speculatori col colletto bianco. E questo
    significa anche attenzione a certe candidature, perché poi le azioni devono rispondere alle
    idee.
    E poi questo può e deve essere il Popolo dell’Ambiente, della difesa della terra e
    dell’acqua, e ancora il popolo del merito. Vogliamo graffiare via, uno per uno, tutti gli
    ostacoli che dal ‘68 ad oggi sono stati posti sulla strada dell’affermazione del talento e del
    carattere di ognuno. Perché contrariamente a quanto ci viene detto da quarant’anni, la
    meritocrazia non esclude ma include, perché consente alle persone di affermarsi in ragione
    di quello che sono e non in ragione di quello che hanno.
    Ma anche qui, passare dal declamare un valore a costruirlo significa battersi contro le
    rendite di posizione, i privilegi, le caste. Guardo in questi giorni, compiaciuta, le baronie
    che hanno messo in ginocchio l’università italiana tremare di fronte ai provvedimenti del
    governo e aspetto di vedere tante altre oligarchie travolte dalla rivoluzione del merito che
    l’Italia aspetta da decenni. E credo che sarebbe un bel segnale in questo senso anche
    ripensare l’attuale legge elettorale, per dare la possibilità agli italiani di scegliere da chi
    farsi rappresentare in parlamento e ai parlamentari di misurarsi con il consenso degli
    italiani.
    Lo dico anche in relazione alla questione giovanile. Perché non considero un caso che
    mentre gli under 35 eletti in parlamento sono il 5% quelli eletti negli enti locali, dove ci
    sono le preferenze e i voti devi andarteli a prendere uno per uno, siano invece 27.000, oltre
    il 20% del totale.
    Allora questo è anche quello che ci chiedono i giovani italiani. Non quote gialle o corsie
    preferenziali, nessun sei politico, nessun aiutino, ma la possibilità di misurarsi sul terreno
    del merito è quello che chiedono questi ragazzi esattamente quarant’anni dopo quelli che
    nel ’68 gridavano “Largo ai giovani” ma ora blindano la propria posizione sociale.
    Credo che la gioventù italiana possa rappresentare un incredibile valore aggiunto, e vorrei
    che questo fosse anche il Popolo della Gioventù, non in senso anagrafico, ma nel senso di
    uomini, donne ed azioni politiche orientati ben al di là della prossima scadenza elettorale.
    Il Popolo della Libertà non vuole rinunciare al contributo di energie, freschezza e idealità
    che può arrivare da questa giovane generazione, come dimostra anche il bel segnale dato
    ieri con l’apertura di questo congresso. Motivo per cui considero fondamentale l’esistenza,
    nel PDL, di un movimento giovanile che si rispetti. Un movimento giovanile non
    indipendente, ma tanto autonomo da eleggere dal basso i propri dirigenti perché possano
    essere credibili. Tanto libero da poter rappresentare un laboratorio politico e culturale,
    costruire sintesi, produrre avanguardie. Tanto forte da poter rappresentare il luogo
    privilegiato dal quale attingere per schierare la futura classe dirigente del partito e della
    nazione.
    Ecco che cosa è il Popolo della Libertà. Non un ammasso di identità diverse e inconciliabili,
    ma un luogo nel quale idee e valori sanno convivere con delle persone in carne e ossa.
    E’ il popolo di Silvio Berlusconi, per fortuna, ma anche di militanti, dirigenti, semplici iscritti
    e gente comune, che spende tanta parte della propria vita in un tentativo generoso di
    riscatto per il proprio quartiere, la propria città o regione, per l’Italia.
    E’ il popolo di quei ragazzi e di quelle ragazze in divisa che rischiano tutti i giorni la propria
    vita nelle periferie degradate d’Italia, come nel deserto polveroso dell’Afghanistan.
    E’ il popolo di quegli operai a cui una certa cultura sindacalista ruffiana preferisce pagare il
    viaggio a Roma ed il pranzo al sacco per tirare la volata ad un partito politico in campagna
    elettorale, piuttosto che difendere davvero i loro diritti e la loro incolumità.
    E’ il popolo di quegli insegnanti e studenti che per troppi anni hanno subito la prepotenza
    culturale e talvolta fisica di alcuni loro colleghi spalleggiati da una cultura arrogante,
    faziosa e violenta.
    E’ il popolo di quegli imprenditori italiani che guardano dritto in faccia questa crisi
    maledetta e non abbassano lo sguardo, sfidandola con genio e coraggio.
    E’ il popolo di quei lavoratori precari che come guerrieri senza patria combattono una
    battaglia per la sopravvivenza, cambiando continuamente città e mestiere e ricominciando,
    ogni volta, la loro vita da capo.
    E’ la casa degli italiani che sono tali non solo per nascita, ma per scelta, libera, volontaria,
    quotidiana. Italiani perché ogni giorno contribuiscono al progresso della nostra terra, a
    prescindere dal colore della pelle o dalla nazione di provenienza.
    E’ anche il popolo di quella suora che per diciassette anni ha accarezzato il volto di una
    donna incapace di muoversi ed di parlare eppure ancora in diritto di essere amata.
    Il Popolo della Libertà è il partito del futuro con solide radici nella tradizione nazionale.
    Ambiente, legalità, merito e gioventù, saranno le idee nuove da incardinare in un impianto
    di valori antichi come la sacralità della vita e l’amor di patria.
    Consentitemi allora di chiudere con una citazione che io considero una sorta di promessa
    da fare tutti insieme all’alba di questa nuova grande avventura. In una lettera indirizzata al
    figlio poco prima di essere giustiziato per aver disertato l’esercito austriaco perché voleva
    combattere con il nostro tricolore, l’irredentista Nazario Sauro scrisse poche semplici
    parole: “su questa Patria giura, e farai giurare ai tuoi fratelli quando avranno l’età per ben
    comprendere, che sarete sempre, ovunque e prima di tutto italiani”.