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    July 23

    LA CRISI ABBASSA I PREZZI...MA NON LE TASSE UNIVERSITARIE!

    Diminuisce l'inflazione: vanno giu i prezzi dei generi alimentari, dei vestiti, della benzina. Questo sappiamo è dovuto alla crisi e alla conseguente diminuizione dei redditi.
    Addirittura anche le tasse, sia statali che locali scendono: queste ultime per venire incontro alle famiglie in difficoltà, come ogni istituzione di interesse pubblico dovrebbe fare.

    Ma non calano invece le tasse universitarie a Perugia, anzi per quest'anno si è deciso un aumento addirittura fino a 400 euro! L'Ateneo perugino dunque, in controtendenza con l'inflazione e con tutte le misure anti crisi adottate da Governo, istituzioni locali e aziende per venire in contro alle famiglie, decide di "combattere la crisi" aumentando spropositamente le tasse, facendo diventare l'istruzione di fatto "un lusso per pochi".
    In questi ultimi anni inoltre gli studenti hanno visto diminuire sempre di più le borse di studio, il numero delle sessioni d'esame, hanno assistito passivamente a tante promesse mancate da parte dell'università: una fra tutti la totale informatizzazione dell'ateneo in modo da gestire esami e percorsi formativi tutto tramite il web, una grande facilitazione per i tantissimi studenti fuorisede.

    Dunque si è deciso di far gravare sugli studenti i buchi dell'università. Nei momenti di crisi in realtà si dovrebbe "investire" sul futuro dei giovani in quanto solo loro possono veramente cambiare le cose in una società immobile, clientelare e in piena crisi economica. Ma se con questi aumenti addirittura anche i figli degli impiegati pubblici avranno difficoltà economiche ad iscriversi - così come rilevato da recenti sondaggi - sarà sempre più difficile per i giovani poter avere accesso alla massima istruzione, essere competitivi ed uscire dalla crisi.

    Una istituzione pubblica dovrebbe guardare all'interesse collettivo e in questo caso l'Università dovrebbe salvaguardare il diritto costituzionale dell'istruzione anche e soprattutto a fronte di una crisi economica, eliminando ogni ostacolo economico e sociale. Tagliare le spese inutili, accorpare corsi, attirare più studenti e investitori, inserire dirigenti competenti che sappiamo veramente fare scelte strategiche giuste, al contrario di come si è fatto in questi ultimi anni aprendo corsi inutili e adoperando una politica dispendiosa di decentramento.

    Nel frattempo alcune università italiane stanno adottando misure anticrisi come la rateizzazione delle tasse universitarie in 10 mesi a tasso zero (penso all'Università di Enna) di venire incontro agli studenti- come l'aumento delle sessioni di esame, la riduzione delle tasse per le studentesse madri con un certo reddito, maggiori esoneri per gli studenti lavoratori e tante altre agevolazioni per chi proviene da situazioni di disagio sociale.

    Facendo un piccolo calcolo "locale", vedendo effettivamente come influirà nelle tasche delle famiglie che abitano anche solo poco fuori Perugia, tra abbonamenti autobus e treno (278 il primo e 225 il secondo) e il pagamento delle tasse da parte di una famiglia con una condizione economica "decente" come una ottava fascia dell'indice Isee - sono venti in totale, ma sembra che cambieranno di nuovo in modo da favorire le entrate - si arriva a pagare 677 euro con le tasse dell'anno scorso, subendo quest'anno un aumento di circa 300 euro - non prendo nemmeno l'aumento più alto - si arriva a pagare un totale di 1480 euro annui per l'università perugina. Ovviamente rimangono esclusi i costi dei libri, dell'eventuale affitto, e ovviamente moltiplicato il tutto per il numero di figli all'università. Sono cifre spaventose, che indurranno molte famiglie in tempi di crisi a rinunciare all'università. A questo punto neanche uno studente lavoratore riuscirebbe a sostenere una spesa del genere, di cui ricordo almeno 800 euro dovranno essere spese tutte insieme ad Ottobre all'inizio dell'anno. Questo problema colpirà tanto i neodiplomati che dovranno fare una scelta che inciderà molto sull'economia famigliare, quanto chi gia è in corso e probabilmente cercherà in ogni modo di reperire i soldi per mantenersi l'università, andando a fare uno o più lavori e rallentando così il suo percorso di studi e aumentando in questo modo il numero dei fuori corsisti.

    Concludendo credo che l'aumento delle tasse non risolverà i problemi dell'ateneo perugino, se non nel breve termine tappando qualche buco: Perugia deve puntare sulla qualità dell'insegnamento non sulla quantità, e la qualità si vede anche negli studenti che si riesce ad attirare, a far crescere e soprattutto a "mantenere" in corso e a far laureare.
    Spero quindi da studente che tanto gli universitari quanto la società civile riesca a far sentire la propria voce e a far cambiare idea al Rettorato in quanto questa non è la strada giusta da intraprendere per risolvere i problemi.