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    September 21

    Facciamo chiarezza sulla riforma Gelmini

    Comincia l'autunno caldo nelle scuole e la Sinistra comincia a fomentare l'odio contro il Ministro Gelmini., nonostante le ultime recensioni positive sulla riforma della scuola. Anche in Umbria il grido di battaglia e' partito con mozioni in vari consessi che fanno molto rumore e che si possono tradurre con una frase: "ci vogliono far chiudere le scuole e licenziare i professori". Citando numeri su numeri sui tanti tagli di docenti e personale ATA.
    Il problema di fondo nasce alla radice: la Sinistra guarda alla scuola come un ammortizzatore sociale, una scuola docente-centrica che vive in funzione dei maestri e del personale a cui puo' dare occupazione e magari qualche voto. La destra vede la scuola come luogo dove crescono i cittadini del futuro, dove tutto deve ruotare nella formazione dello studente, una visione piu' studente-centrica. Da qui subito potremmo fare varie considerazioni, ma andiamo avanti.
    Il problema nasce da una considerazione di fatti e non di parole a cui una Mozione, oltre che fomentare il fantasma dei tagli ingiustificati, dovrebbe ispirarsi. I tagli ci sono, ma i docenti e il personale scolastico non sono stati abbandonati economicamente come si vuol far credere, e questi saranno tutelati al pari di un operario che perde il lavoro, anzi di piu'. Invito i lettori a leggersi qualcosa sulla "indennita' di disponibilita'" prevista, sulla priorita' per le supplenze temporanee garantita e sul fatto che i giorni da precario avranno valore giuridico ai fini di anzianita' della carriera: una serie di ammortizzatori sociali che farebbero invidia anche ad un operaio licenziato senza giusta causa.
    La mozione parla anche di una "dequalificazione del sistema scolastico", e qui viene davvero l'assurdo: il sistema scolastico italiano e' l'ultimo d'Europa (compresi i Paesi dell'Est!) e tra i piu' mediocri nel mondo. Il sistema universitario italiano e' peggiore di quello di Cile e Messico. Mi chiedo quindi quale sia l'interesse di una certa parte politica a difendere un sistema scolastico colabrodo, se non per meri fini propagandistici.
    Ci sono recenti numeri previsti per il nuovo anno scolastico che hanno smentito gia una menzogna paventata dalla Sinistra: il tempo pieno quest'anno sara' garantito a 50.000 studenti in piu' rispetto all'anno scorso e le classi aumenteranno con un +2.191. Nella mozione presentata dal PD in Comune si fa anche riferimento ad un non precisato "adeguamento agli standard europei", volendo sottolineare quindi che la Gelmini sta andando contro ogni logica europea in materia: invito i firmatari della mozione a leggersi due importanti recensioni: uno quello di un giornale estero che non puo' essere spacciato per essere di destra, l'Economist , dove Roger Abravanel accoglie con favore la riforma Gelmini - e qui inviterei la sinistra a leggere i giornali stranieri non solo quando male del Governo Berlusconi - e poi gli ultimi rapporti Ocse, sia dell' Education at Glance e di Eurydice, che puntano il dito contro il sistema di istruzione italiano in confronto al resto dei Paesi europei. In sostanza ci viene detto che siamo il sistema piu' vecchio d'Europa: docenti troppo anziani, pagati poco certo, ma anche perche' lavorano mediamente 70 ore in meno della media europea. Anche sulla questione degli aumenti in busta paga legati all'impegno e al merito di ogni docente l'Italia mostra il ritardo più evidente: i primi interventi sui salari sono stati realizzati nei paesi europei a partire dai primi anni 80 con l'obiettivo di stabilire i livelli di retribuzione anche in base al merito, alle prestazioni in classe, alla maggiore formazione e ai titoli conseguiti dall'insegnante nel corso della sua carriera.
    Nella maggior parte dei paesi europei gli insegnanti sono assunti a livello centrale o comunque a un livello decisionale superiore, dove l'istruzione è di competenza degli stati federati o delle autorità regionali mentre in Italia invece gli insegnanti vengono assunti dagli organi amministrativi dell'ufficio regionale per l'istruzione a livello provinciale, con tutte le possibile conseguenze di influenza della politica locale del caso. Siamo il Paese con il maggior numero di insegnanti per studente: In Italia ci sono 11.5 insegnanti per cento studenti, in Francia 8.3, Finlandia 7.6, Giappone 7.1, Germania 6.6.
    Questi sono i dati europei che ci bacchettano, ora veniamo a quella "antieuropeista" della Gelmini: maestro prevalente, aumento del tempo pieno, reclutamento piu' centralizzato dei professori (ricordo le famose leggi anti-baroni della scuola), stipendio legato alla qualita' del proprio curriculum e non alla "quantita'" e i professori, al pari gli studenti stessi devono formarsi continuamente per garantire un elevato livello di istruzione. A queste considerazioni posso aggiungere le regolamentazioni che quest'anno contrasteranno il caro scuola: tetti alla spesa scolastica dei libri, la possibilita' da parte delle scuole di adottare il famoso e-book e l'obbligo per le case editrici di bloccare per 5 anni le nuove edizioni (salvo casi eccezionali di aggiornamenti inderogabili come la Storia). Ma queste informazioni forse sono sfuggite ai piu' o forse volutamente occultate: il pensiero maestro-centrico della scuola non tiene conto del caro-scuola o alla qualita' dell'istruzione. Il pensiero studente-centrico della scuola invece si occupa di fornire agli studenti tutti gli strumenti utili per crescere come cittadino.

    September 07

    GIOVANE ITALIA PRESENTATA IN UMBRIA

    Siamo stati ospiti dei ragazzi della Giovane Italia di Gualdo: infatti proprio ieri e' stato inaugurato per la prima volta in Umbria il coordinamento di Giovane Itala Gualdo Tadino.
    Oltre alle autorita' istituzionali presenti come Assessori e Sindaco, erano presenti anche tutti i dirigenti di spicco regionali e provinciali del PDL come Andrea Lignani e Massimo Monni alla presidenza provinciale del partito, e di Fiammetta Modena consigliere regionale.
     
    Per rappresentare il mondo giovanile umbro accorso a questa grande festa, c'erano  Marco Squarta neo dirigente nazionale della Giovane Italia e Luca Briziarelli quale coordinatore regionale del neonato movimento.
    Dobbiamo fare i nostri complimenti a tutti i ragazzi di Gualdo che hanno organizzato un bellissimo evento, mostrandoci anche con delle proiezioni e musica la Gualdo che era un tempo e come e' oggi: un inno al territorio che ha meravigliato tutti. Non a caso i dirigenti della Giovane Italia annunciano che la prima festa regionale del movimento sara' proprio a Gualdo Tadino, una citta' vincente tanto per il PDL quanto per i giovani che hanno dato prova di grande organizzazione.
     
    Complimenti ragazzi e W LA GIOVANE ITALIA !!
    September 01

    PROGRAMMA ATREJU 2009

    Cari amici,

     

    finalmente ecco il programma completo di Atreju. Vi ricordo che il nostro Circolo organizza la trasferta per Roma: noi saremo all'evento da Sabato mattina presto, i posti sono pochi e affrettatevi a contattarci !

     

    ore 17:00

    Inaugurazione di Atreju 2009

    Saluti: Gianfranco Sammarco, Presidente Pdl Roma, Francesco Lollobrigida, Presidente Pdl Provincia di Roma, Vincenzo Piso, Presidente Pdl Lazio.

    Partecipano:  Denis Verdini, coordinatore nazionale Pdl, Daniele Capezzone, portavoce Pdl, Laura Marsilio, Assessore Scuola e Politiche Giovanili del Comune di Roma.

    Modera: Marco Perissa

     

    ore 18:30

    L’attimo fuggente

    Idee, suggestioni e concretezza: la politica per lasciare il segno

    SILVIO BERLUSCONI a confronto con la Giovane Italia

    Modera: Giorgia Meloni, Ministro della Gioventù.

     

    ore 20.30

    Premio Atreju 2009

     

    ore 21.30

    Concerto

    LUNATRASH

     

     

     

     giovedì 10 settembre 2009

    ore 11.00

    La classe non è acqua

    Gare, sfide, tornei, piscina

     

    ore 15.00

    Caffè Novecento

    Presentazione del libro “Il Rugby, una partita nella vita” di AA.VV.

    Modera: Massimo Pelliccia

     

    ore 16.00

    La ricerca della felicità

    La sfida dei giovani italiani nell’epoca della paura

    Si confrontano: Maurizio Sacconi, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali,

    Pierluigi Bersani, parlamentare, Alessandro Rimassa, autore del libro “Generazione Mille euro”, Francesco Delzìo, autore del libro “Generazione Tuareg”

    Modera: Vittorio Pesato

     

    ore 17.30

    Viaggio al centro della Terra

    Alla ricerca di un nuovo manifesto ambientalista

    Si confrontano: Mons. Giampaolo Crepaldi, Arcivescovo di Trieste,

    Roberto Menia, Sottosegretario all’Ambiente, Fabio Rampelli, parlamentare,

    Benedetto della Vedova, parlamentare, Fulco Pratesi, fondatore di WWF Italia

    Modera: Michele Pigliucci

     

    ore 19.00

    Evita

    Una storia di popolo e politica

    Partecipano: Giulio Andreotti, senatore a vita, Marcello Veneziani, giornalista e scrittore,

    Carola Vai, scrittrice

    Modera: Alberto Spampinato

     

    ore 20:30

    Premio Atreju 2009

     

    ore 21.30

    Concerto

    LOST

     

     venerdì 11 settembre 2009

    ore 11.00

    La classe non è acqua

    Gare, sfide, tornei, piscina

     

    ore 15.00

    Caffè Novecento

    Presentazione libro “La caduta di Krune” di Michele Giannone

    Modera: Armando Cesaro

     

    ore 16:00

    La storia infinita

    Idee, proposte e ragioni per celebrare il 150esimo dell’Unità d’Italia

    Si confrontano: Gaetano Quagliariello, V icepresidente gruppo Pdl Senato,

    Luciano Violante, ex Presidente della Camera, Alessandro Campi, politologo e scrittore,

    Walter Barberis, docente universitario

    Modera: Stefano Morelli

     

     

     

    ore 17:30

    Ritorno al futuro

    L’epoca di internet, tra informazione, economia e libertà

    Si confrontano: Italo Bocchino, Vicepresidente gruppo Pdl Camera,

    Claudio Velardi, fondatore di “Reti”, Luigi Crespi, sondaggista e massmediologo,

    Andrea Mancia, fondatore Tocqueville, Roberto D’Agostino, fondatore Dagospia,

    Diego Bianchi, detto Zoro, opinionista televisivo

    Modera: Augusta Montaruli

     

    ore 19:00

    Le ali della libertà

    1989 – 2009. Il coraggio e la speranza vent’anni dopo la caduta del Muro di Berlino                         

    Si confrontano: Ignazio La Russa, coordinatore nazionale Pdl e Ministro della Difesa,

    Massimo D’Alema, parlamentare e Presidente Fondazione Italianieuropei,

    Bruno Vespa, giornalista e scrittore, Riccardo Barenghi, giornalista e scrittore

    Modera: Giovanni Donzelli

     

    ore 20.30

    Premio Atreju 2009

     

    ore 21.30

    Concerto

    ZERO ASSOLUTO

     

     sabato 12 settembre 2009

    ore 10:30

    La Giovane Europa dei Popoli a confronto

    La Giovane Italia incontra le rappresentanze giovanili del PPE

    Introduce: Carlo Fidanza, parlamentare Europeo e vice coordinatore nazionale Giovane Italia

    Saluto: Marco Scurria, parlamentare europeo, Lara Comi, parlamentare europeo,

    Licia Ronzulli, parlamentare europeo.

    Conclusioni: Roberta Angelilli, vicepresidente Parlamento Europeo, Andrea Ronchi, Ministro per le Politiche Comunitarie, Franco Frattini, Ministro degli Affari Esteri

    Modera: Carlo De Romanis

     

    ore 15.00

    Caffè Novecento

    Presentazione del libro “Stelle Danzanti” di  Gabriele Marconi

    Modera: Michele Barcaiuolo

     

    ore 15.30

    Scelta per amore

    I nuovi italiani. La patria come scelta e l’integrazione possibile

    Si confrontano: Gianni Alemanno, sindaco di Roma, Flavio Zanonato, sindaco di Padova

    Con le testimonianze di: Ferdy, vincitore del GF 2009, Maruan Oussaifi, coordinatorenazionale Italiani di II generazione,

    Vivian Pena, caporal maggiore 2° Reggimento Alpini,

    Gaylson Silva Lopes, caporal maggiore Paracadutisti Folgore

    Modera: Cesare Giardina

     

    ore 17:00

    Gli angeli di Borsellino

    Giovani e legalità. Le ragioni ideali della lotta alla criminalità organizzata

    Si confrontano: Angelino Alfano, Ministro della Giustizia, Roberto Maroni, Ministro dell’Interno, Fabio Granata, parlamentare

    Con le testimonianze di: Raoul Bova, attore e produttore cinematografico, don Luigi Merola, sacerdote ed attivista anticamorra, Ivan Lo Bello, presidente Confindustria Sicilia

    Modera: Carolina Varchi

     

    ore 19.00

    Saranno famosi

    Guida pratica per la scoperta del talento e per l’affermazione del merito

    Si confrontano: Vittorio Sgarbi, sindaco di Salemi e critico d’arte, Francesco Giavazzi, editorialista e docente di Politica economica, Francesco Facchinetti, cantante e conduttore televisivo,

    Luca Telese, giornalista e scrittore

    Modera: Arturo Governa

     

    ore 20.30

    Premio Atreju 2009

     

    ore 21.30

    Concerto

    ENRICO RUGGERI

     

     domenica 13 settembre 2009

    ore 10:30

    Il Pdl che vorrei

    Provocazioni e proposte della Giovane Italia per il Popolo della Libertà

    Partecipano: Maurizio Gasparri, Presidente del gruppo Pdl Senato, Fabrizio Cicchitto, Presidente del gruppo Pdl Camera

    Modera: Francesco Pasquali

    August 26

    LA CARTA DEI VALORI DEL NOSTRO NUOVO MOVIMENTO

    Carta dei Valori

    La Giovane Italia, federazione di circoli per la libertà, opera sulla base dei valori del cristianesimo, del socialismo umanitario e del liberalismo solidale per: -- la crescita della persona in sé e nelle sue proiezioni relazionali, a partire dalla famiglia e dal lavoro; -- la diffusione delle libertà sociali ed economiche. -- la valorizzazione dei giovani come segno fondante della buone politica.

    La Giovane Italia è una libera associazione di solidarietà e d’incontro tra personalità diverse, organizzazioni diverse, militanze diverse che si uniscono non in funzione della loro provenienza ma in ragione di visioni, valori e obiettivi comuni.

    La Giovane Italia assume 5 principi di riferimento per le proprie azioni politiche e culturali: -- la libertà prima dell’uguaglianza; -- la produzione della ricchezza prima della sua distribuzione; -- il principio di sussidiarietà prima della regolazione pubblica; -- l’autogoverno e l’autonomia delle persone e dei gruppi sociali piuttosto che l’attesa dello Stato; -- l’uguaglianza delle opportunità piuttosto che il livellamento ugualitario;

    La Giovane Italia promuove lo sviluppo sociale attraverso la progressiva e coerente sostituzione dello stato assistenziale con una diffusa e plurale offerta di opportunità tese a dare autonomia e più potere alla persona; dai servizi alla natalità, all’apprendimento continuo, alla prevenzione e cura della salute, all’inclusione nel mercato del lavoro, alla protezione familiare dei soggetti non auto-sufficienti, alle forme previdenziali per una terza età dignitosa e attiva.

    La Giovane Italia considera necessaria una etica della responsabilità che investa gli individui, le famiglie, i corpi intermedi, le istituzioni attraverso un sistema di regole incentivanti e disincentivanti.

    La Giovane Italia considera il lavoro come il mezzo fondamentale per l’espressione del potenziale di ciascuna persona e sollecita in conseguenza nuove relazioni industriali utili a promuovere una equa distribuzione della ricchezza attraverso politiche salariali, variabili e differenziate, in relazione al contributo di ciascuno agli incrementi di produttività.

    La Giovane Italia concorre alla costruzione di un moderno Partito della Libertà, popolare e riformista, attraverso l’approfondimento delle strette relazioni che devono intercorrere tra la dimensione liberale e quella solidale nei suoi valori, nella sua visione, nella sua capacità progettuale, per la costruzione di un’alleanza tra meriti e bisogni.

    Forte dei suoi 6.000 iscritti, Giovane Italia si propone di “provocare un risorgimento morale e politico e la disponibilità ad un nuovo impegno per fermare il declino verso il quale il bipolarismo impolitico all’italiana sta conducendo il Paese”.

    August 22

    L'Umbria e la disgregazione sociale interpretata dalla sinistra

    L'Umbria si conferma terra del disastro sociale: siamo l'unica regione d'Italia dove i casi di overdose e suicidio aumentano. Non solo, aumentano anche le ferite da arma da taglio. Questo e' l'allarme lanciato non da un uomo di partito della minoranza, ma dal professor Bussani ex primario del pronto soccorso del Santa Maria della Misericordia (ex Silvestrini) di Perugia, un esperto del settore che in tanti anni ha vissuto l'evoluzione di questi tristi record umbri scaturiti da una dissennata politica sociale che ha fatto poco e nulla per arginare questi fenomeni. Il professor Bussani oltre a confermare il trend negativo su droga e suicidi denuncia un altro terribile primato umbro che si e' andato ad aggiungere proprio in questo ultimo anno: le morti bianche. Sono infatti in crescita in Umbria le morti per lavoro.

    In Umbria, spiega il primario in un noto quotidiano umbro, si "respira il male di vivere", in qualsiasi eta'. Non solo, e' allarmante anche il fatto che la droga in Umbria sta dilagando sempre piu' tra i giovani e con gli spacciatori che vengono pizzicati ormai frequentemente davanti alle scuole rispetto alle "solite" zone presso le stazioni e parchi.
    Questi dati dimostrano in modo ineluttabile il totale fallimento della politica sociale e di sicurezza messa in atto dalla giunta Lorenzetti: addirittura Napoli , con i suoi tanti problemi, ha registrato un dato migliore della nostra regione evidenziando una netta diminuizione delle overdose che registrano un - 44%, mentre da noi (unico dato in Italia) sono aumentate del 60%!. A poco servono le giustificazioni di locchiana memoria in cui cercando di nascondere le proprie colpe sul disastro sociale interpretato dalla sinistra umbra si cercava di far vedere un bicchiere pieno che in realta' non c'e' mai stato: far vedere questi dati in maniera "positiva" dicendo che "tanto sono dati che colpiscono pochi umbri, in quanto la maggior parte dei tossicodipendenti viene da fuori" non puo' certamente redimere l'operato scellerato di una amministrazione che durante le elezioni si riempe la bocca di parole come "lavoro", "salute" e "integrazione", mentre una volta finita la battaglia elettorale non fa nulla per la salute dei cittadini e per l'integrazione di chi viene da fuori con la popolazione locale. Una amministrazione che rimane impassibile quando si registra il record di morti per droga o quando cominciamo ad essere la regione d'Italia che in rapporto alla popolazione registra piu' morti sul lavoro non e' certamente una buona amministrazione.
    Una volta "lavoro" e "salute" erano i cavalli di battaglia della sinistra "storica": oggi non sembra che questa sinistra riesca ad andare oltre alla parola "c" del vocabolario: quella del "capitale" visti i tanti intrighi scoperti dalla magistratura negli ultimi anni nei rapporti tra amministrazioni, imprenditoria e negli ultimi anni anche con importanti infiltrazioni mafiose.

    L'inconsistenza della politica sociale in Umbria si vede anche nelle risposte che sono state date negli ultimi anni dall'amministrazione regionale per arginare questi fenomeni: per ovviare al problema delle overdose si e' provveduto a dotare il personale sanitario mobile del famoso "narcan", una droga ignettata al tossicodipendente nel momento in cui e' sotto overdose (quando si e' ancora in tempo). Questa droga - perche' questo e' - non fa altro che nei migliori casi salvare la vita al tossicodipendente ma mantenendolo comunque in uno stato di tossicodipendenza: dopodiche' il tossicodipendente viene portato in ospedale e rilasciato poco dopo, pronto per un futuro stato di overdose che prima o poi verra' ancora una volta. Il trend negativo che si sta delineando anche quest'anno per le morti di overdose - 2 casi registrati proprio qualche giorno fa - conferma l'inutilita' di questa soluzione in quanto non e' il "curare" la soluzione migliore ma il "prevenire". Prevenire vuol dire lotta allo spaccio, togliere l'offerta di droga in Umbria o perlomeno restringere ai massimi livelli i gradi di liberta' e di movimento agli spacciatori che oggi sono liberissimi di operare in pieno giorno magari in una piazza affollata di studenti. Il mercato umbro della droga risulta infatti risulta essere quello con il miglior rapporto qualita'/prezzo, un binomio che attira tossicodipendenti (e la malavita) da ogni parte d'Italia. Inoltre nella prevenzione e' importante garantire anche aiuto fisico e psicologico tanto ai tossicodipendenti quanto alle loro famiglie che comunque vivono una tragedia: in Umbria abbiamo tante comunita' cattoliche e laiche che fanno questo di mestiere ma che vengono troppo spesso ignorate dalle amministrazioni e soprattutto sono in costante difficolta' economica per portare avanti queste opere di solidarieta'.
    Non importa se chi muore poi non e' "umbro" - giustificazione campanilista di chi non sa risolvere il problema - ma importa che gente da tutta Italia viene a comprare e poi morire nella nostra amata regione, che di questi record non ne ha davvero bisogno. Questo e' il dato che deve far riflettere ed e' questa la prova tangibile di una Sinistra che ha perso ogni legame con il territorio, con la realta' sociale e culturale umbra e soprattutto con i cittadini che non si sentono piu' sicuri in quella che una volta era una delle regioni piu' tranquille d'Italia.

    July 23

    LA CRISI ABBASSA I PREZZI...MA NON LE TASSE UNIVERSITARIE!

    Diminuisce l'inflazione: vanno giu i prezzi dei generi alimentari, dei vestiti, della benzina. Questo sappiamo è dovuto alla crisi e alla conseguente diminuizione dei redditi.
    Addirittura anche le tasse, sia statali che locali scendono: queste ultime per venire incontro alle famiglie in difficoltà, come ogni istituzione di interesse pubblico dovrebbe fare.

    Ma non calano invece le tasse universitarie a Perugia, anzi per quest'anno si è deciso un aumento addirittura fino a 400 euro! L'Ateneo perugino dunque, in controtendenza con l'inflazione e con tutte le misure anti crisi adottate da Governo, istituzioni locali e aziende per venire in contro alle famiglie, decide di "combattere la crisi" aumentando spropositamente le tasse, facendo diventare l'istruzione di fatto "un lusso per pochi".
    In questi ultimi anni inoltre gli studenti hanno visto diminuire sempre di più le borse di studio, il numero delle sessioni d'esame, hanno assistito passivamente a tante promesse mancate da parte dell'università: una fra tutti la totale informatizzazione dell'ateneo in modo da gestire esami e percorsi formativi tutto tramite il web, una grande facilitazione per i tantissimi studenti fuorisede.

    Dunque si è deciso di far gravare sugli studenti i buchi dell'università. Nei momenti di crisi in realtà si dovrebbe "investire" sul futuro dei giovani in quanto solo loro possono veramente cambiare le cose in una società immobile, clientelare e in piena crisi economica. Ma se con questi aumenti addirittura anche i figli degli impiegati pubblici avranno difficoltà economiche ad iscriversi - così come rilevato da recenti sondaggi - sarà sempre più difficile per i giovani poter avere accesso alla massima istruzione, essere competitivi ed uscire dalla crisi.

    Una istituzione pubblica dovrebbe guardare all'interesse collettivo e in questo caso l'Università dovrebbe salvaguardare il diritto costituzionale dell'istruzione anche e soprattutto a fronte di una crisi economica, eliminando ogni ostacolo economico e sociale. Tagliare le spese inutili, accorpare corsi, attirare più studenti e investitori, inserire dirigenti competenti che sappiamo veramente fare scelte strategiche giuste, al contrario di come si è fatto in questi ultimi anni aprendo corsi inutili e adoperando una politica dispendiosa di decentramento.

    Nel frattempo alcune università italiane stanno adottando misure anticrisi come la rateizzazione delle tasse universitarie in 10 mesi a tasso zero (penso all'Università di Enna) di venire incontro agli studenti- come l'aumento delle sessioni di esame, la riduzione delle tasse per le studentesse madri con un certo reddito, maggiori esoneri per gli studenti lavoratori e tante altre agevolazioni per chi proviene da situazioni di disagio sociale.

    Facendo un piccolo calcolo "locale", vedendo effettivamente come influirà nelle tasche delle famiglie che abitano anche solo poco fuori Perugia, tra abbonamenti autobus e treno (278 il primo e 225 il secondo) e il pagamento delle tasse da parte di una famiglia con una condizione economica "decente" come una ottava fascia dell'indice Isee - sono venti in totale, ma sembra che cambieranno di nuovo in modo da favorire le entrate - si arriva a pagare 677 euro con le tasse dell'anno scorso, subendo quest'anno un aumento di circa 300 euro - non prendo nemmeno l'aumento più alto - si arriva a pagare un totale di 1480 euro annui per l'università perugina. Ovviamente rimangono esclusi i costi dei libri, dell'eventuale affitto, e ovviamente moltiplicato il tutto per il numero di figli all'università. Sono cifre spaventose, che indurranno molte famiglie in tempi di crisi a rinunciare all'università. A questo punto neanche uno studente lavoratore riuscirebbe a sostenere una spesa del genere, di cui ricordo almeno 800 euro dovranno essere spese tutte insieme ad Ottobre all'inizio dell'anno. Questo problema colpirà tanto i neodiplomati che dovranno fare una scelta che inciderà molto sull'economia famigliare, quanto chi gia è in corso e probabilmente cercherà in ogni modo di reperire i soldi per mantenersi l'università, andando a fare uno o più lavori e rallentando così il suo percorso di studi e aumentando in questo modo il numero dei fuori corsisti.

    Concludendo credo che l'aumento delle tasse non risolverà i problemi dell'ateneo perugino, se non nel breve termine tappando qualche buco: Perugia deve puntare sulla qualità dell'insegnamento non sulla quantità, e la qualità si vede anche negli studenti che si riesce ad attirare, a far crescere e soprattutto a "mantenere" in corso e a far laureare.
    Spero quindi da studente che tanto gli universitari quanto la società civile riesca a far sentire la propria voce e a far cambiare idea al Rettorato in quanto questa non è la strada giusta da intraprendere per risolvere i problemi.
    June 30

    UN PO' DI CHIARIMENTI SULL'"OBBLIGO DI RETTIFICA" DEL LODO ALFANO

    Abbiamo ricevuto varie segnalazioni e preoccupazioni sull'obbligo di rettifica del Lodo Alfano: per questo cerchiamo di chiarire insieme a voi se sono preoccupazioni sensate o se sono le solite paure paventate ad arte dagli anti berlusconiani.

    Per quanto riguarda l'aspetto liberale ovviamente anche noi ci associamo: la libertà è la cosa primaria per una società altrimenti non avrebbe senso la democrazia.
    Se sei liberale però credi anche nella regola che "la mia libertà finisce dove comincia la tua", e soprattutto sei un garantista fino a prova contraria.

    Andando sul lodo Alfano per l'editoria (e non si parla solo di internet) viene detto nell'articolo 15 che "per i siti informatici, le dichiarazioni o le  rettifiche  sono  pubblicate, entro quarantotto   ore  dalla  richiesta, con  le  stesse  caratteristiche grafiche,  la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa  visibilità  della  notizia  cuisi riferiscono", se non si adempie a questo c'è una sostanziosa pena pecuniaria.

    Questa regolamentazione è un rafforzamento del "diritto di rettifica" Legge 6 agosto 1990, n.223  che consiste nella facoltà da parte dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti, pensieri, affermazioni, dichiarazioni, contrari a verità di richiedere al concessionario privato o alla concessionaria pubblica la diffusione di proprie dichiarazioni di replica, in condizioni paritarie rispetto alle notizie pubblicate.

    Questo dice la legge: con l'ultima legge di Berlusconi il diritto di rettifica è semplicemente garantito nel tempo, ovvero entro 48 ore i giornali e i siti internet tramite i loro moderatori (che dovrebbero essere presenti in tutti i siti) devono dare diritto di replica a chi ne fa richiesta entro 48 ore.

    Sinceramente  non ci vediamo nulla di catastrofico, anzi è una tutela del cittadino dire agli organi di informazione che se si vuole replicare ad un articolo che ci riguarda, la rettifica o il nostro punto di vista lo devono pubblicare entro 48 ore invece che tra 1 anno quando ormai la rettifica sarà inutile e possibili notizie mendaci sono state fatte passare per un anno sulla pubblica piazza.

    Con questa legge il legislatore non ha fatto altro che colmare una lacuna che esisteva nel precedente diritto di replica. D'ora in poi prima di diffamare una persona (che sia di destra, sinistra o apartitica) i giornali ci penseranno bene prima di pubblicare la notizia e soprattutto daranno a breve termine diritto di replica.
    June 29

    MENTRE IN IRAN SI RIPETE TIEN AN MEN IN ITALIA SI PENSA ALLE VELINE

    Mentre in Italia si sta ancora dibattendo sulle veline del Premier il resto del mondo tiene il fiato sospeso per le gravi vicende che stanno accadendo in Iran. Il solito campanilismo italiano ha portato le vicende private del premier – dal divorzio alle feste – a monopolizzare la televisione italiana, le chiacchiere da bar e i dibattiti politici in Parlamento infischiandosene del resto del mondo e degli ideali di democrazia e liberta’.

    Dispiace poi non vedere, come accadeva fino a qualche anno fa, le “correnti pacifiste” che hanno sfilato durante altre situazioni – penso alla guerra in Irak, in Afghanistan o nei balcani – durante il quale sembrava che tutta l’Italia, anche attraverso le bandiere arcobaleno, testimoniava il proprio orrore per le guerre.  Dispiace ancora di piu’ constatare ancora una volta che quei movimenti pacifisti si sono mossi (e si muoveranno ancora? Non si sa) solo nel momento in cui il paese in questione lottava o contro gli americani o contro Israele.

    Ancora una volta si e’ scoperta la vera natura di tali movimenti “pacifinti”, che invece di richiamarsi all’ideale neutro della Pace, si rivelano per quello che sono: strumenti di partito.

    In Iran si sta consumando una delle piu’ grandi tragedie di lotta per la liberta’ da Piazza Tien An Men: i giovani stanno cercando senza l’uso della forza di far valere i propri diritti di liberta’, di voto e di pensiero. Il regime dal canto suo sta mostrando i muscoli e purtroppo gia i morti si contano a decine. Il regime islamista deve fare i conti con una popolazione per l’80% giovane (un sogno per l’Italia!), che  nonostante la censura agli organi di informazione è sempre più difficile da controllare. La crescente disoccupazione, le università monotematiche religiose, la corruzzione nel regime, lo spettro della guerra sempre palesato dal governo hanno fatto il resto: i giovani iraniani si sono stancati di vedere un futuro sempre più nero.

    Non chiedono molto, se guardiamo bene non pretendono neanche la democrazia, gli basterebbe un “regime illuminato”, un po’ come ha fatto il padre della Turchia moderna Ataturk che è riuscito a portare in Turchia il valore del laicismo, della libertà e dell’uguaglianza. I giovani iraniani vogliono che siano riconosciuti i reali voti presi dal moderato Mousavi, vogliono la libertà di pensiero, vogliono università libere dalla religione o perlomeno laiche, vogliono poter studiare all’estero senza compromessi, vogliono più diritti verso lo Stato e non solo doveri, vogliono studiare i grandi autori occidentali, navigare liberamente su internet, scambiarsi opinioni senza aver paura di essere rinchiusi in prigione e poi c’è la grande questione delle donne discriminate che tutti conosciamo, e molte di queste che per la prima volta per spirito di libertà erano in piazza a protestare, sono state le prime a farne le spese.

    Ora che conosciamo tutto questo, che vediamo anche dai filmati che ci giungono dall’Iran la sofferenza di un intero popolo per una grande ingiustizia, quella di bruciare le ali ad una gioventù piena di speranze, speriamo che in Italia si parli meno di festini e più di ideali come la democrazia e la libertà dei popoli. Qualche politicante dice che ormai la politica degli ideali è finita: io dico che i politici vanno e vengono, gli ideali rimangono nella storia e impressi nel cuore di chi combatte ogni giorno per una vita migliore. Come stanno facendo i ragazzi iraniani che meritano tutta la solidarietà e il sostegno dei popoli liberi.

    June 09

    Nessun ribaltone, ma la gioventù di destra ben rappresentata.

    Purtroppo il candidato a Sindaco del centro-destra Sbrenna non ce l'ha fatta ad essere eletto. Questo dispiace soprattutto per l'impegno di molte persone, soprattutto ragazzi e ragazze, che credevano veramente nel rinnovamento a Perugia. Evidenetemente i perugini non si sono stancati delle multe ai semafori, della delinquenza, della droga, dei soliti raccomandati....

    Ma possiamo certamente affermare che la luce della destra perugina risplenderà nel rosso e tenebroso consiglio comunale che ci si presenta: oltre all'ottimo posizionamento dell'esponente di "forza italia giovani" Romizi (a cui auguriamo un grande in bocca al lupo) registriamo anche il terzo posto - primo tra gli ex aennisti - di Emanuele Prisco, dirigente di Azione Giovani, che abbiamo intervistato pochi giorni fa sul suo programma e aspettative. Niente da fare purtroppo per Alessia Ricci, a cui comunque auguriamo di continuare comunque il suo impegno politico. L'intramontabile Varasano - altro intervistato - invece potrebbe avere ancora delle speranze all'ultimo minuto e speriamo che rientri nella "corazzata giovane" del centrodestra al Comune. Sorpresa invece Scarponi, altro giovane proveniente da Azione giovani che è al momento l'ultimo dei consiglieri entranti, complimenti!

    Un consiglio comunale dunque ancora "rosso" ma con forze giovani e fresche nel centrodestra che sapranno dare battaglia al "regime" dello zar Boccali.

    In bocca al lupo a tutti!
    May 28

    "INTERVISTE PER LA LIBERTA" DI PERUGIA: I GIOVANI CANDIDATI DEL PDL


    Il nostro circolo di Azione Giovani "Paolo Borsellino" ha promosso un iniziativa per far conoscere i candidati giovani del PDL provenienti dalla militanza in Azione Giovani. Abbiamo così intervistato 3 candidati al Consiglio Comunale di Perugiaprovenienti da Azione giovani: Emanuele Prisco, Leonardo Varasano e Alessia Ricci, un modo per far conoscere ancora di più i giovani che stanno tentando di fare una rivoluzione non solo politica a Perugia, ma anche generazionale.


    1)Emanuele Prisco, Candidato per il PdL al Comune di Spoleto, Dirigente Nazionale di Azione Giovani e Presidente del Circolo di AN-PDL "Augusta Perusia", un inizio carriera che per un giovane ha segnato gia traguardi importanti, quale è il motivo che ti ha spinto a candidarti al Comune di Perugia ? Candidato a Perugia. E' stata una scelta condivisa con il circolo e il partito. Mi è stato chiesto di rendermi disponibile e l'ho fatto, con l'entusiasmo di sempre e nella convinzione di poter essere protagonista di quel rinnovameto molto richiesto dalla nostra gente per la Città. Una città che ha bisogno di riconquistare il proprio prestigio, la vivibilità e la sicurezza perduta, e di dare ai cittadini, soprattutto ai giovani, quelle opportunità che meritano.

    E' difficile oggi per un giovane farsi strada nella politica ?
    La politica è un servizio oltre che una passione. per quanto mi riguarda mi sono sempre speso quando avevo qualcosa da dire e un contributo da portare, non importa se farò "strada" come dici. importa invece se il progetto che condivido si afferma, e poi per i bravi c'è sempre posto, o no? basta pensare a Giorgia Meloni, il nostro leader giovanile, che a 32 anni ha già ricoperto gli incarichi di vice presidente della Camera e di Ministro. Dei bravi non si può fare a meno se volgiamo una Città migliore di quella che ci lasciano Boccali e LOcchi... La destra giovanile in umbria ha una qualità di classe dirigente che ci invidiano in molti e sicuramente sarà un perno importante per il PDL anche a livello locale e per Sbrenna se, come mi auguro, farà il Sindaco.

    Quali sono i suggerimenti che potresti dare ai giovani militanti del centrodestra che sognano di fare politica ? Perdonami, non si sogna di fare politca, si fa e basta. la politica è di tutti e c'è spazio per tutti, soprattutto con il nuovo soggetto politico del PDL. SE qualcuno condivide un certo patrimonio di valori e di idee, ha voglia di fare, troverà sicuramnte uno spazio per portare il proprio contributo. Poi c'è l'ambizione umana, ma questa è un'altra storia!

    E un consiglio al resto dei giovani che in realtà non credono nella politica, quelli che sono in un certo senso delusi e disaffezionati dal mondo politico? Churcill diceva che se tu non ti occupi di politica, comunque la politica si occupa di te. io credo che i giovani non vogliano che altri scelgano per loro, ma vogliono essere protagonisti di ciò che accade e costruire in prima persona il proprio futuro. Io ci credo in questa generazione!

    Infine potresti dirci i tre punti cardine che caratterizzano di più la tua campagna elettorale, quindi le priorità che vorresti portare in Comune con la nuova amministrazione? E infine anche invece le 3 cose negative che vorresti eliminare totalmente dal comprensorio perugino per cui ti batteresti.
    Tutte queste domande? E' un esame. Le linee guida della mia campagna elettorale sono: più sicurezza e più vivibilità, una amministrazione amica del cittadino e quindi più trasparente, un nuovo prestigio per Perugia in Regione e nel Paese, più merito e più opportunità per far crescere Perugia, la famiglia al centro della politica cittadina.

    Le priorità da fare nel primo anno della nuova legislatura sono: ridefinizione dei parcheggi liberi e a pagamento, la ridefinizione della tariffa sui rifiuti a misura di famiglia, la chiusura dei parchi nelle ore notturne e la modifica del regolamento di POlizia Urbana per regolare il nomabaggio e vietare l'accattonaggio. A girare la città e visti gli ultimi 5 anni di amministrazione di cose negative ne vengono in mente molte. Sicuramente se dovessi seglierne una abbatterei i T-Red, perchè sono stati il simbolo della rottura del rapporto di fiducia tra amministrazione e i cittadini e questa è la prima cosa che deve garantire una amministrazione, soprattutto quelle locali.



    2) Ciao Leonardo e complimenti anche a te per la candidatura. Forse fra tutti i candidati di AG sei uno dei più conosciuti in quanto da più tempo impegnato in politica come consigliere della IV circoscrizione oltre ad avere una vasta attività culturale e sociale alle spalle anche tramite Alleanza Universitaria. Giovane quindi ma non a digiuno di esperienza politica: cosa ti aspetti da queste elezioni che sembrano oggi più che mai poter rivoluzionare il panorama politico perugino?
    La giovinezza di per sé non è una categoria valida se non è accompagnata da un grado almeno sufficiente di preparazione e di esperienza. In politica, più che in altri campi, non si può improvvisare: si ha a che fare col “bonum comune”, con i bisogni della collettività. Serve una propensione alla professionalità politica (quella stessa professionalità politica di cui parlava Max Weber). Ecco perché di veline o di giovani in cerca di prebende la politica non ha bisogno: saper curare le pubbliche relazioni non basta.

    Da queste elezioni mi aspetto una svolta: la sconfitta di chi ha ridotto Perugia nelle tristi condizioni che è fin troppo facile constatare ogni giorno. Il ventre della città, l’umore dei perugini sta cambiando. Tanti anni di malgoverno hanno usurato anche i più pervicaci sostenitori del centrosinistra. È vero: resistono ancora le clientele, i ricatti impliciti, le pressioni indebite che fanno leva sull’esercito dei dipendenti comunali e delle società partecipate. Ma Perugia sta scendendo una china che se non viene arrestata ora potrebbe condurci in un baratro ancor più difficile da risalire. L’immagine della città è a pezzi, la vivibilità è crollata. Serve un cambiamento radicale e il centrodestra - per la prima volta - ha un candidato a sindaco credibile, pugnace ancorché inclusivo, in grado di catalizzare consensi anche fuori del nostro consueto elettorato. Poi mi aspetto una seconda svolta: qualche cambiamento significativo nelle fila del centrodestra stesso. Dopo tanti anni forse qualcuno è demotivato e allora non serve adeguatamente la causa. E poi una carica politica è per definizione limitata nel tempo, non può essere vitalizia…

    Provieni da un mondo giovanile dove è difficile fare politica, poter emergere - soprattutto in una città rossa - e dove è anche facile disinnamorarsi della politica. Quali sono quindi secondo te i fattori che portano un giovane ad affermarsi in politica e soprattutto a trovare anche il coraggio di candidarsi in una città per tradizione avversa al centrodestra ?
    Il disamore per la politica è un problema generale, non riguarda solo il mondo giovanile del centrodestra. Le degenerazioni della politica tendono ad allontanare chiunque, ma della politica non possiamo disinteressarci: ha a che vedere col nostro agire quotidiano. Provenire dal Fronte della Gioventù e poi da An è certamente un ostacolo - o addirittura un marchio d’infamia - in contesti in cui regna il monocromatismo politico, l’ottusità e il pregiudizio politico. Cionondimeno, parafrasando Pound, se non siamo in grado di combattere per le nostre idee c’è qualcosa che non va: o non valiamo noi o non valgono le nostre idee. Negli anni ho confermato e rafforzato le mie convinzioni ideali, ora mi piacerebbe materializzarle in un’azione politica fattiva. Possibilmente legata al governo della città.

    Quali sono i valori in più che porteresti con te se fossi eletto in Consiglio comunale ?

    Ho innanzitutto un mio programma comportamentale. Non mi sento legato o dipendente da nessun potere. Concepisco la politica come servizio verso la collettività. Una politica aliena da condizionamenti, da tendenze consociative, da sotterfugi. La politica, come l’ho sempre pensata, deve essere onesta e trasparente. Questo sarà il mio primo impegno. Il secondo sarà la serietà: una presenza costante. Chi viene eletto non può poi disinteressarsi del consesso a cui appartiene. Purtroppo si è visto anche questo. Su un piano strettamente pratico vorrei offrire il mio contributo fedele e concreto all’azione di Pino Sbrenna. Al quale, soprattutto se governeremo, avrò molte idee da proporre…

    Cosa salveresti della Giunta Locchi (se esiste qualcosa da salvare) e cosa sarebbero invece le cose che vorresti far cancellare subito qualora fossi eletto ?
    Al di là delle elezioni, con tutta la buona volontà e spogliandomi di ogni pregiudizio, faccio fatica a trovare qualcosa di salvabile di un’amministrazione disastrosa. Forse a voler essere proprio indulgente, terrei un paio di rotonde ben fatte: niente di più, in dieci anni…

    La prima cosa da fare, concordo con Pino Sbrenna, sarà abbattere i T-red, emblema di malgoverno e monumento al disprezzo del centrosinistra verso i perugini. Poi c’è la questione sicurezza che andrà finalmente affrontata con serietà, sollecitando anche la polizia municipale…

    Ultima domanda, ma non meno importante: tu sei molto legato al mondo universitario e conosci molto bene le problematiche relative alla gestione dell'università: quale futuro proporresti per l'Università degli studi di Perugia ?
    L’Università ha un suo governo. La gestione dell’ateneo spetta dunque al Magnifico Rettore. Certo è che Università e Comune non potranno più essere enti distinti e distanti, addirittura configgenti, com’è avvenuto finora (si pensi alla clamorosa assenza del sindaco ad alcune inaugurazioni dell’anno accademico). Solo una seria compartecipazione alla crescita dell’ateneo - che, è bene ricordarlo, costituisce la prima “azienda” della regione - potrà portare ad un rilancio di Perugia. Comune ed ateneo, del resto, non devono concepire gli studenti come mera fonte di guadagno: sono una risorsa. Se venendo a Perugia troveranno un’università seria, una città accogliente e vivibile gli studenti non potranno che essere il miglior spot vivente della nostra città. Perché vessarli con mezzi pubblici scomodi, con affitti vergognosi, con multe odiose, con servizi scadenti? Così non si fa altro che allontanarli, tanto più in un momento storico in cui gli atenei sono prolificati e si tende a studiare a casa propria…


    3)Prosegue il giro di interviste promosse dal nostro circolo sui candidati del
    PdL provenienti dal mondo giovanile. Alessia Ricci,candidata al Comune di Perugia per il Popolo della libertà,proveniente anche lei dal mondo di Azione Giovani e dopo anni di militanza e tante battaglie ha deciso di scendere in campo per far vincere il centrodestra e proporre le sue idee. Ma andiamo a conoscere meglio la candidata:

    Ciao Alessia, innanzitutto complimenti per il coraggio. Non deve essere facile candidarsi in una città rossa, soprattutto per una giovane come te che nonostante i tanti anni di militanza e la tua affermazione ormai nel movimento giovanile di AG, dovrà fare certamente
    i conti con i "veterani"della politica e scontrarsi contro una intera classe di potere che da decenni governa e spadroneggia su Perugia. Da dove nasce quindi la tua voglia di candidarti ?
    Bella domanda davvero..Sarà banale come risposta, ma ti dico la voglia di provare a mettere il mio impegno a disposizione di tutti, di portare una voce giovane all'interno del Consiglio comunale,che magari non potrà cambiare chissà quanto, ma almeno potrà portare voglia di
    cambiamento...

    Pensi che oggigiorno per un giovane sia difficile poter emergere in politica? e per una donna? Innanzitutto non farei distinzioni di sesso tra uomini e donne; so che la società è abituata ad attuarle, ma a me piace giudicare le persone dalle loro capacità, dal merito e dalla loro onestà, altrimenti si rischia di fare una ghettizzazione sicuramente più ingiusta di quella che si intende combattere. In generale, i giovani hanno difficoltà ad emergere non perchè non ne hanno le
    capacità, ma perchè non gli si offrono opportunità serie di crescita politica, c'è bisogno che il movimento giovanile sia parte integrante della più ampia organizzazione partitica, con un reale potere di discussione e di decisione sulle scelte.


    Quali sono i punti cardine che porteresti con te nel nuovo consiglio comunale se fossi eletta ?
    Vengo da cinque anni di legislatura nella prima circoscrizione, in una parte di centro storico
    che ha subito scelte altamente discubili sotto il profilo della sicurezza, con quotidiani episodi di vandalismo e altro condannati solo a parole ma nei fatti giustificati da un'incapacità di contrasto locale; economico, in cui si punta prinicipalmente ai grandi eventi per dare ossigeno all'economia e non ad un serio piano di aiuti alle attività già presenti che non riescono più a sostenersi da sole. Ti cito l'esempio di monteluce,zona in cui vivo, che con la dismissione
    dell'ospedale si prepare a vivere sette anni di difficoltà gravi, e poco importa se i tempi per la ricostruzione vengono definiti "relativamente brevi" dalla sinistra, il problema sta nella fase di
    transizione, per le famiglie che vivono lì e pensano di andarsene, le attività che chiudono perchè manca clientela.. Quello che manca, nel complesso è una politica che si occupi parallelamente sia dei grandi obiettivi futuri che della quotidianità della sua gente. In consiglio sicuramente porterò la mia voglia di imparare, di confrontarmi e la promessa di ricordarmi che un consigliere è prima di tutto un cittadino, come tutti gli altri.

    Domanda banale ma fondamentale per tutti noi: si parla tanto di dare spazio ai giovani, di fare politiche a loro favorevoli. Tu sei giovane e sicuramente riesci meglio a interpretare i nostri bisogni rispetto a tanti altri politici al Comune che dicono di parlare in nome dei giovani ma "non
    pensano" come giovani. Puoi dirci tu cosa proporresti per aiutare la vita sociale, economica e culturale dei giovani perugini ?

    Siamo una città universitaria e gran parte della nostra ricchezza deriva da questo, ma la città non sempre si mostra all'altezza, basti pensare all'assenza di una cittadella universitaria con un campus che possa ospitare gli studenti fuori sede che devono ora sborsare cifre irreali per una stanza,o per un posto letto; segreterie scomode da raggiungere, parcheggi da pagare (e cari) davanti alle facoltà... Bisogna che l'associazionismo non rimanga un mondo a sè, ma sia realmente supportato, anche finanziariamente, e rappresentato in tutte le sue componenti.
    I giovani spesso hanno difficoltà a formarsi una propria famiglia,a comprasi una casa o avviare un'attività; misure tese ad agevolare fiscalmente per i primi anni, nuovi piccoli imprenditori o giovani coppie con serie politiche di supporto sociale, magari utilizzando fondi europei per non
    gravare interamente sul bilancio comunale, non mi sembrano così astratte e mi chiedo perchè in questi anni si siano lasciate cadere nel nulla...


    Ti ringraziamo per aver risposto alle nostre domande, sicuramente non esaurienti di tutto ciò che vorresti e potresti fare in Comune ma che sicuramente hanno dato una chiara idea sulla tua candidatura e sul tuo modo di fare politica. Complimenti ancora e in bocca al lupo!

    Le interviste le trovate anche sul sito nazionale di azionegiovani, www.azionegiovani.org
    May 10

    PRESIDENTE SURACE CANDIDATO AL COMUNE DI SPOLETO

    L'ufficio di Presidenza del Circolo ambientale di Azione Giovani "Paolo Borsellino" annuncia la candidatura del nostro Presidente Michael Surace al Comune di Spoleto nelle file del PDL. Gli auguriamo un grande in bocca al lupo e facciamo tutti il tifo per lui, come per tutti i giovani candidati del PDL provenienti dalle file di AG.
     
    In bocca al lupo Presidente!!
     
    fonte:
    May 05

    BOCCALI RIPROPONE LE POLITICHE DI LOCCHI

    Nel seguente articolo - in una intervista al candidato del centrosinistra a Perugia Boccali - trovate sottolineati i nostri commenti ad un "boccali pensiero" che secondo noi non è altro che la riproposizione della stessa politica di Locchi e della vecchia e obsoleta sinistra umbra.

    Sull'omicidio dei due rom avvenuto lo scorso fine settimana a Balanzano è intervenuto il candidato sindaco del centrosinistra al Comune di Perugia, Valdimiro Boccali,ribadendola necessità immediata "di cambiare strategia di governo per rendere la città più sicura (più telecamere??) e abbassare la soglia della percezione del pericolo" e "lavoreremo per questo" - promette.

    "Quello che è accaduto a Balanzano -prosegue Boccali - riporta all'attenzione una situazione di difficile convivenza multietnica che non interessa solo Perugia, ma la maggior parte delle città europee". Il giovane candidato ha le idee ben chiare, bisogna "favorire l'integrazione" (ancora misure a favore degli immigrati: scuole e asili gratis, case popolari a loro, detrazioni ecc.)sottolinea, e propone qualche dritta per affrontare questo problema. "Lavoreremo per combattere con maggiore incisività i crimini e la delinquenza incrementando l'attività investigativa di tutte le forze dell'ordine presenti sul territorio" (più vigili urbani intenti a fare più multe invece che a fare i dovuti controlli sugli immigrati e attività illegali). Inoltre ritiene necessario "abbellire e migliorare la città, dal centro storico alle periferie, debellando anche i più piccoli spazi degradati e aumentando l'illuminazione pubblica". (sprechi pubblici, ecomostri in città, appalti ai soliti amici..)

    fonte: Perugianews.it
    April 28

    INTERVISTA DOPPIA AI DUE CANDIDATI

    Quali sono le 5 priorità della sua prossima Giunta al governo della città?
    Pino SbrennaLa mia idea verte su due fronti: innanzitutto mettere in campo tutta una serie di azioni tese a fare sparire l'idea maturata in questi anni di un Comune nemico del cittadino e vessatore. In secondo ordine restituire dignità a questa istituzione che è stata mortificata sotto il profilo dei raccordi istituzionali. Perugia fino ad oggi è stata addirittura sbeffeggiata. Invece deve ritornare ad essere capoluogo di regione. Occorre subito intervenire per il risanamento finanziario. Il nostro Comune non ha un buco ma una voragine di debiti. Ho persino paura di aprire quei cassetti per sapere realmente a quanto ammontano i debiti di palazzo dei Priori. Ho paura che ci si possa trovare nella condizione di portare i registri contabili in tribunale e dichiarare il fallimento. E' sotto gli occhi di tutti la sciatteria con cui si opera nei servizi, dalla raccolta dei rifiuti ai trasporti e a tanti altri aspetti.+ Wladimiro BoccaliInnanzitutto bisogna riattivare il rapporto tra Amministrazione e cittadini su una dimensione nuova, di ascolto. Per questo ho in programma l'idea di dare vita ad un nuovo assessorato alla partecipazione che si dovrà occupare in modo costante e continuativo del rapporto con la gente del nostro territorio, raccoglierne le esigenze, le istanze e ascoltarne i suggerimenti. In secondo luogo un'azione ferma e decisa contro la delinquenza e la criminalità. In terzo luogo - e non per ordine di importanza - qualità della vita, dei servizi e decoro urbano. Pensiamo ad una città animata, attiva, anche grazie alle iniziative dei cittadini, al loro desiderio di contribuire alla vivacità di una città che dimostra una vocazione turistica e culturale. Percepisco la vitalità della nostra comunità, piuttosto che di ronde parlerei di contributo diretto della gente nel sorvegliare il proprio quartiere, il parco che ha sotto casa, nel collaborare con l'amministrazione mobilitando associazioni, comitati per la sicurezza dei nostri quartieri. Vorrei collaborare a realizzare un tavolo di confronto per l'Umbria ed il suo capoluogo. Perugia ritorni al centro della programmazione regionale. Investire su Perugia significa investire sull'intera regione e penso all'Università, alle infrastrutture, ai lavoratori ed alle imprese. Quindi una riorganizzazione delle politiche di servizio al cittadino, un piano sociale per la comunità che affronti le politiche per l'infanzia, il sostegno alle famiglie più in difficoltà, politiche fiscali eque e qualità nei servizi sanitari.
     
    Perché votare Pino Sbrenna?
    Perché votare Boccali?
    Occorre porsi una semplice domanda:se questo Comune è a misura delle aspettative di ognuno di noi allora bisogna votare Boccali. Se invece le rispettive aspettative sono superiori ai risultati raggiunti da questa classe dirigente allora non si può che votare Sbrenna. Io rappresento il rinnovamento, la chiusura totale con il passato. Boccali invece è il delfino di Locchi, il prosecutore della sua politica
    Perché si apre una fase nuova, una storia nuova. Occorre valorizzare le cose già fatte ma sapere anche intercettare una domanda nuova che viene dalla collettività. Innovazione, cambiamento, trasformazione della città per prepararsi al futuro. Non amo guardarmi indietro abbiamo scommesse importanti da portare a compimento occorre guardare avanti. Occorre un patto generazionale ed un ricambio generazionale.
     
    I giovani. Quali saranno le scelte politiche a loro indirizzate?
    Pino SbrennaNon vedo grande futuro rispetto all'inserimento lavorativo dei giovani, a maggior ragione per quelli con una certa formazione. Perugia è diventata una città asfittica sotto questo punto di vista. Ho due figli, uno dei quali si occupa di programmazione informatica e grafica, ha preferito trasferirsi in Brasile dove ha trovato maggiore possibilità di occupazione che qui. La cultura può essere volano di occupazione se sostenuta da politiche adeguate. Gli studenti sono un quarto della popolazione residente meritano politiche più attente ed una collaborazione costante e proficua tra il loro mondo universitario e le istituzioni
    Wladimiro BoccaliI giovani sono una risorsa fondamentale. Nella mia prima campagna ho puntato su due messaggi: merito e talento. E questo deve verificarsi nella politica come nell'Università, nelle professioni come nei settori economici. Bisogna fare in modo che i giovani possano esprimersi e ai più meritevoli affidare un ruolo attivo, nella produzione culturale, nelle iniziative sportive. Bisogna avere un occhio di riguardo verso quelle nuove generazioni che vogliono dare un contributo allo sviluppo della città
     
    Il lavoro, il benessere, quali iniziative intende intraprendere in questa direzione?
    Pino SbrennaSe il Comune riduce i costi dell'apparato, allora libera risorse che possono essere destinate sui settori che meritano. L'offerta culturale complessiva deve essere maggiormente sostenuta poiché è capace di attrarre investitori industriali, essere da traino per il turismo e quindi creare occupazione
    Wladimiro BoccaliPer benessere intendo avere un lavoro e la possibilità di accesso ai servizi educativi e sociali. Perugia come città per realizzare i propri progetti di vita. Per benessere penso ad opere pubbliche di eccellenza che restituiscano al cittadino la serenità ed il desiderio di occupare il tempo libero nel modo che merita. Dico: una rotatoria in meno ed una scuola, un marciapiede e un parco in più, affinché i perugini non restino a casa ma creino relazioni ed abbiano luoghi per farlo
     
    Come sarà Perugia fra 5 anni dopo il suo primo mandato?
    Sarà una città più pulita. Avrà un'attenzione certosina alla cura degli arredi urbani ed al decoro. Oggi Perugia sembra una città del nord Africa, non del sud d'Europ Perugina, spero, sarà migliore di oggi, avrà un livello alto in termini di servizi, in termini di cultura. Perugia città sempre più europea ed internazionale, che sappia cioè varcare anche i confini regionali ed aprirsi ancora di più al mondo ed al futuro
     
    La disaffezione alla politica. Come intende colmare la distanza tra cittadino e palazzo?
    Pino SbrennaHo cessato di fare politica perchè alla democrazia fondata sui partiti si è sostituita una democrazia oligarchica e virtuale. I partiti sono scollati dalla realtà sociale. Per riavvicinare i cittadini c'è bisogno che l'amministrazione non sia vessatoria ed i partiti tornino ad essere luogo di dibattito, di confronto e di selezione della classe dirigente adeguata Wladimiro BoccaliOccorre mobilitare i partiti, le associazioni, i sindacati, occorre ripartire dal singolo cittadino, perfino dalla piccola comunità parrocchiale per fare in modo che il Comune sia presente in tutte le realtà cittadine, non solo a palazzo dei Priori. E questo vale per i politici come anche per i dirigenti che devono avere un confronto diretto con la gente
     
    Cosa non rifarebbe tra le cose realizzate dalla passata amministrazione?
    Non rifarei il minimetrò. E' stata una scelta tardiva. Negli anni ottanta ero presidente della commissione Viabilità e Trasporti della Regione ed in Francia andammo a visitare una località che già da allora aveva una infrastruttura di viabilità alternativa come quella del minimetrò. Perugia l'ha realizzata 25 anni dopo, quando la città è ormai scesa a valle. Gli uffici, i servizi, le attività commerciali, le strutture del credito e della finanza sono andate via dal centro. E' un non senso. Avevano detto che per far quadrare i conti il minimetrò avrebbe dovuto trasportare 15 mila utenti al giorno, poi sono scesi a 12mila, oggi a 8 mila. Ci costa 10 milioni di euro all'anno, una cifra letale per la finanza comunale che è gia disastrosa. Visto che il danno è fatto si potrebbe solo pensare di prolungarla fino a Sant'Andrea delle Fratte per puntare ad una maggiore utenza ed utilità così da ridurre gli effetti negativi. Poi non rifarei il Situ e il Tred che è stato un tentativo di fregare i soldi dalle tasche dei cittadini col semaforo tagliola. Altrove (in Bulgaria che è la coda d'Europa) i semafori marcano i secondi che mancano al rosso. Infine voglio dire che avevamo la Sipa che si era aperta uno spazio nel mercato nazionale e questi signori l'hanno svenduta per 4 soldi. Non rifarei neppure questo
    Cercherei di non imporre le riforme. Occorre si avere fermezza su una politica riformista, ma al contempo più umiltà, capacità di mediazione e di ascolto, accogliere i suggerimenti che ci arrivano dai cittadini. Maggiore partecipazione
     
    In base a quali caratteristiche sceglierà la sua squadra di governo
    Pino SbrennaTengo conto del quadro politico di chi mi sorregge ma non sono un candidato recinto rinchiuso nelle mura di due partiti. Verificherò garanzie di competenza, efficacia e serietà unitamente ad una certa attenzione all'innovazione nella pubblica amministrazione
    Wladimiro BoccaliConoscenza della città, capacità di rappresentarla, competenza, impegno e consenso
     
    La trasparenza. Quindi gli incarichi, gli stipendi, le consulenze, le delibere, gli atti. Il cittadino potrà sapere realmente quanto costa l'amministrazione pubblica? E Come?
    Il cittadino saprà tutto. Sulle modalità sceglierò il modo che sarà in grado di garantire la più ampia trasparenza possibile
    Occorre considerare il cittadino un partner. Bisogno riuscire a garantire più presenza nel territorio insieme alle parti, semplificare la burocrazia. I dirigenti non devono restare dietro la scrivania ma stabilire un contatto diretto con la collettività. Occorre snellire le procedure per prendere delle scelte e soprattutto fare in modo che sulla stessa materia non intervengano Comune, Provincia e Regione. Infine, tutti gli atti devono essere pubblici e accessibili dalla rete. Questo sarà un impegno immediato
     
    Università, ricerca, precari, occupazione, in che modo l'istituzione comunale contribuirà allo slancio di questi settori in crisi?
    Pino SbrennaSe cresce l'Università allora cresce anche la città. Una ricerca che non viene collegata al mondo produttivo dove c'è un'amministrazione incapace di offrire strumenti che ne favoriscano il collegamento crea istituzioni parolaie e astratte. Quanto al lavoro stabile credo che non tutti i precari debbano essere per forza stabilizzati. Ma ai meritevoli e capaci va offerta la possibilità di stabilizzarsi
    Wladimiro BoccaliVorrei dare un segnale chiaro. Vorrei che si creasse un assessorato per i rapporti con l'Università. Ed un tavolo permanente in Comune, con la Regione e l'Università dove ci si confronti costantemente e si elaborino le politiche di sviluppo sulla formazione. Lavorare come se fossimo un soggetto unico. Occorre rapportare la ricerca all'evoluzione del mondo dell'impresa e della società. Creare un patto strategico per l'Umbria ed il suo capoluogo, individuare le formule attraverso cui creare sistema tra il mondo della ricerca, dell'impresa e politiche che favoriscano l'accesso al credito. Abbiamo aziende con una media di tre operai, va quindi favorita la capacità di fare rete, di creare sinergia tra pubblico e privati. Occorre creare percorsi di filiera che valorizzino lo sviluppo nel settore turistico, culturale, dell'agricoltura di qualità. Occorre attrarre investimenti facendo sistema
     
    Che idea si è fatto del suo avversario?
    Non lo conosco quindi sulla persona non esprimo nessun giudizio. Lo valuto sul suo operato in campo urbanistico dove ha avuto una visione strabica. Ha aumentato le cubature concentrandole in zone diffuse, così da creare a Perugia tante piccole Scampia. Fossi stato in lui avrei studiato un po' di più. A maggior ragione nel ruolo che occupa oggi come candidato a sindaco. So che ha storto il naso rispetto alle candidature che si annunciavano nel centrodestra come quella di Monni e Corrado. Dico solo che quanto ad esperienza politica non hanno niente da invidiare a lui, ma oltre a questa hanno formazione e esperienza professionale.
    Innanzitutto non lo conosco personalmente. Lui ha fatto politica prima di me. Mi dicono che è una persona competente e questo mi fa piacere. Mi auguro che voglia stare sui temi e non sugli slogan. Dico però che la sua figura ha annullato una intera classe dirigente della sua area di appartenenza. Se la figura di candidato a sindaco è stata individuata nella sua persona vuol dire che chi ha rappresentato il suo partito in questi dieci anni a Palazzo dei Priori non è stato sufficientemente capace. Se si vuole guardare al futuro non è lui la figura adatta a guidare questa città nei prossimi anni
     
    E adesso una domanda sul suo profilo e sul suo passato. Lei rappresentava la Provincia all'interno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia. Al momento del rinnovo del suo incarico l'imprenditore Colaiacovo espresse perplessità collegandole ad una presenza della politica nella Fondazione che gli sembrava inopportuna. Lei manifestò il suo dissenso rispetto a questa posizione dicendo anche che aveva rischiato il carcere. Cosa è successo con l'industriale Colaiacovo?
    E adesso una domanda sul suo profilo e sul suo passato. Quando è nato il Pd correvano voci che fosse lei il nuovo segretario regionale. Poi ha fatto un passo indietro. Come sono oggi i rapporti con Bruscolotti, l'attuale segretario regionale del Pd?
    Pino SbrennaAbbiamo avuto qualche incomprensione. Si trattava di una diversa idea su come darsi le regole all'interno della Fondazione. Niente di politico, anzi. Quando lui ha costruito la sua industria di cemento ad Acquasparta io ero presidente alla Commissione urbanistica. Finii inquisito perché presentatore di una proposta che normava le modalità di espressione dei pareri dell'Asl sugli strumenti urbanistici e sulle varianti. Colaiacovo e parte della Giunta di Acquasparta dovettero aspettare più tempo di me per essere totalmente prosciolti. Ecco perché parlai di rischio di finire in carcere. Rispetto ai nostri rapporti dunque non c'è nessuna motivazione politica. Soltanto incomprensioni e diversità di vedute


    FONTE: perugianews.it
    Wladimiro BoccaliI rapporti sono e sono stati buoni. All'inizio io avevo dato la mia disponibilità al partito. Poi è stato il partito ad avermi chiamato. Ho svolto il mio ruolo fino alla realizzazione dello statu
    April 22

    IL CIRCOLO CON I CANDIDATI AG

    In una nota ufficiale in Circlo di Azione Giovani "Paolo Borsellino" esprime pieno appoggio a tutti i candidati del Comune di Perugia che provengono dalle realtà giovanile di Azione Giovani, senza alcuna preferenza. Siamo certi che puntare sui giovani e soprattutto sulle persone con cui da anni si sono condivise lotte e passioni sia il modo migliore per poter aiutare la "causa" del nostro partito e per migliorare la nostra città.
    Quindi seguiremo in queste elezioni tutti i candidati provenienti dal mondo di Azione Giovani - movimento giovanile di Alleanza nazionale, presto movimento unitario assieme a Forza italia giovani di un nuovo soggetto protagonista. Invitiamo pertanto gli iscritti a supportare i candidati provenienti dal movimento giovanile.

    Vi terremo aggiornati sulle loro iniziative, appuntamenti e proposte.


    NON C'E' FUTURO SENZA GIOVANI. NOI DI AZIONE GIOVANI LO SAPPIAMO!
    April 20

    VERTICE ANTIRAZZISMO: PRESSIONI DEI PAESI ESTREMISTI

    Condividiamo in pieno le parole dell'editoriale di Angelo Panebianco sul vertice che si terrà a Ginevrà sul razzismo. Un vertice schiavo dei paesi islamici estremisti.


    dal corriere.it

    Si apre oggi a Gine­vra, sotto i peggiori auspici, la Confe­renza delle Nazioni Unite sul razzismo. Gli oc­cidentali sono arrivati a questo appuntamento di­visi. Gli Stati Uniti, Israele, il Canada, l’Australia e l'Ita­lia hanno confermato che non parteciperanno non essendoci garanzie che la Conferenza, i cui lavori preparatori sono stati do­minati dai Paesi islamici, non si risolva anche que­sta volta (come accadde nella precedente conferen­za di Durban nel 2001) in un atto di accusa contro Israele e contro l'Occiden­te. Olanda e Germania hanno dato all'ultimo mo­mento forfait. La Gran Bre­tagna e la Francia, invece, hanno scelto di essere pre­senti. Così come il Vatica­no. Il presidente iraniano Ahmadinejad, già arrivato a Ginevra, è stato ricevuto con tutti gli onori dalle massime autorità elveti­che (il che ha suscitato una dura protesta di Israe­le) e sarà fra i primi a pren­dere la parola nella tribu­na messagli a disposizio­ne dall'Onu. Molte cose non vanno, evidentemen­te, se a una Conferenza sul razzismo, che dovreb­be essere espressione dell' impegno delle Nazioni Unite in difesa dei diritti umani, può impunemen­te prendere la parola un si­gnore che ritiene la Shoah una «invenzione» e presie­de un regime che ha al proprio attivo l'assassinio di centinaia di oppositori politici.

    Comunque vada a fini­re la Conferenza, tre lezio­ni si possono già trarre da questa vicenda. La prima è che se l'Occidente si divi­de, coloro che puntano a usare le istituzioni interna­zionali in chiave antiocci­dentale hanno facile gio­co. Se ci fosse stato un blocco compatto dei Paesi occidentali a difesa di principi per essi irrinun­ciabili, quei Paesi islamici che giocano sulle divisio­ni dell'Occidente avrebbe­ro dovuto tenerne conto, e la stessa Conferenza di Ginevra avrebbe forse avu­to un diverso avvio. I Paesi europei che, insieme al Va­ticano, hanno scelto co­munque di andare alla Conferenza forse riusci­ranno a impedire che essa si risolva in una Durban bis ma corrono anche un rischio: il rischio che la lo­ro presenza contribuisca a dare legittimazione inter­nazionale a regimi politici che fanno quotidianamen­te strage di diritti umani a casa loro e che non hanno le carte in regola neppure in materia di razzismo es­sendo noti campioni di propaganda antisemita.

    La seconda lezione è che i diritti umani non possono essere facilmen­te separati dal contesto culturale occidentale che li ha generati. La dichiara­zione dei diritti dell'uomo del 1948 e le tante altre di­chiarazioni, convenzioni e istituzioni promotrici dei diritti umani che l'hanno seguita, erano espressioni della tradizione occidenta­le. Rispecchiavano il pre­dominio politico-militare, economico e culturale, del mondo occidentale. Nel momento in cui l'Occi­dente perde peso politico, altri, con alle spalle altre e diverse tradizioni cultura­li, si impadroniscono di quelle istituzioni, e del connesso linguaggio dei diritti umani, cambiando­ne radicalmente l'ispira­zione e il significato.

    È proprio in nome dei «diritti umani» (nel senso che essi danno a queste parole) che i Paesi islamici cercano oggi di imporre a tutto l'Occidente una drastica limitazione della libertà di parola e della li­bertà di stampa, erigendo barriere giuridiche che rendano la religio­ne islamica non criticabile. Hanno tentato di farlo con la risoluzione 62/154 dell'Assemblea delle Nazioni Unite. E sono tornati alla carica (salvo recedere a fronte delle proteste occidentali) nei lavori prepara­tori del documento che dovrà essere approvato dalla Conferenza di Ginevra. Chi pensa che i diritti umani siano «transculturali», anzi­ché connotati culturalmente, che siano cioè un minimo comun de­nominatore potenzialmente in grado di essere condiviso da tutti, do­vrebbe riflettere, ad esempio, su quale compatibilità possa mai esser­ci fra i diritti umani nel modo in cui li intendono gli occidentali e la sharia, la tradizionale legge islamica. La terza lezione che si può trar­re dal pasticcio della Conferenza di Ginevra riguarda l'impossibilità di separare diritti umani e politica. A Ginevra «si fa» e «si farà» poli­tica, ossia la questione del razzismo e dei diritti umani verrà usata come arma propagandistica ai fini della competizione di potenza e delle connesse negoziazioni politiche. Come è inevitabile che sia.

    La presenza di Ahmadinejad a Ginevra, in particolare, merita at­tenzione. Dal suo discorso, ovviamente, nessuna persona sana di mente si attende un contributo per la «lotta contro il razzismo». Si cercherà piuttosto di capire, leggendo tra le righe, se ci sarà o no qualche segnale di disponibilità alla trattativa sul nucleare iraniano e sugli altri dossier mediorientali da parte dei settori del regime che Ahmadinejad rappresenta o se la risposta alle aperture del presiden­te americano Obama sia già contenuta per intero nella condanna a otto anni per spionaggio appena inflitta alla giornalista america­na- iraniana Roxana Saberi. Sapendo, naturalmente, che Ahmadi­nejad è comunque un presidente in scadenza e che dovrà, nel giu­gno prossimo, affrontare il giudizio degli elettori. Un risultato (para­dossale) la Conferenza sul razzismo lo ha comunque già ottenuto: ha offerto al presidente di un regime assai poco rispettoso dei diritti umani (comunque li si definisca) una tribuna internazionale da cui iniziare la sua personale campagna elettorale.

    April 17

    GITA SOCIALE PREDAPPIO

    Per la fine di Aprile stiamo organizzando, assieme a molti altri circoli della provincia, una gita sociale a Dovia di Predappio. Spiegare il perchè è d'obbligo:
    è inutile nasconderci dietro ad un dito, anche se presto entreremo a far parte del nuovo movimento giovanile del PdL non possiamo cancellare 50 anni di FdG e Azione Giovani dove per decenni i nostri militanti - e il nostro stesso circolo - ha sempre ritenuto opportuno, anche in un ottica di riflessione per la riappacificazione nazionale, dover tornare a Predappio per rendere onore ad un uomo che, nel bene o nel male, ha segnato la Storia d'Italia.

    Andare a Predappio non significa rimpiangere il fascismo, ma tutt'altro: ripensare a come evitare oggi gli errori di ieri, rileggere la storia che dalla marcia su Roma ad oggi ha modellato l'Italia, capire cosa c'è da salvare di quel periodo e cosa assolutamente da condanndare.

    Ma soprattutto, noi approfitteremo di questo momento di vita sociale per ricordare i CAMERATI assassinati dal dopo guerra fino agli anni '80. Giovani ragazzi del FdG e dell'MSI uccisi perchè "di destra". Un abominio che non dovrà più ripetersi. Il nostro processo di maturazione da una oscura ideologia ad una voglia di democrazia e riconoscimento di libertà passa anche attraverso la rivisitazione non solo storico e politica, ma anche fisica degli stessi territori che furono oggetto di grandi passioni, grandi e piccole storie, illuminanti e spregevoli, che hanno comunque fatto la storia della nostra Patria.

    Vi aspettiamo numerosi,

    per info: www.gioventuperugina.forumfree.net
    April 14

    SMS DELLA SPERANZA!!

    INVIARE SUBITO UN SMS AL 48580 PER AIUTARE I NOSTRI FRATELLI ABRUZZESI !

    19

    Tutti in campo per aiutare le popolazioni abruzzesi gravemente colpite dal tremendo sisma. Tim, Vodafone, Wind e 3 Italia hanno deciso, in accordo con la Protezione civile, di attivare la numerazione solidale 48580 per raccogliere fondi a favore dei terremotati abruzzesi. Basta inviare un semplice sms al 48580 (senza scrivere niente), al costo di un euro, per dare un aiuto a chi sta organizzando i soccorsi e l’assistenza. Dalle 9 di questa mattina è possibile anche chiamare da rete fissa di Telecom Italia il 48580 per donare 2 euro. Il Dipartimento della Protezione civile provvederà a fornire tutte le informazioni sull’impiego dei fondi raccolti dagli operatori di telefonia.
    Invitiamo caldamente tutti i simpatizzanti e gli iscritti a fare questo piccolo gesto di solidarietà per aiutare nostri fratelli abruzzesi che hanno perso tutto. E’ il minimo che possiamo fare !
    April 07

    Aiutate la CRI per l'Abruzzo

    Invitiamo gli iscritti e i simpatizzanti assieme alle loro famiglie a dare un aiuto concreto per le famiglie terremoto d'Abruzzo e i volontari che stanno in queste ore cercando di aiutare questa popolazione martoriata.
    Perciò vi invitiamo ad effettaure una donazione alla Croce Rossa Italiana tramite il c/c d'emergenza istituito che è:

    C/C BANCARIO n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati
    Tesoreria - Via San Nicola da Tolentino 67 – Roma
    intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 - 00187 Roma.
    Coordinate bancarie (codice IBAN) relative sono:
    IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020
    Causale: PRO TERREMOTO ABRUZZO


    Nessun uomo è un isola. L'Italia si stringe al suo cuore, l'Abruzzo!
    April 02

    AZIONE GIOVANI DIVENTERA' PRESTO QUALCOSA DI PIU'GRANDE

    APCOM - GIORGIA MELONI LAVORA PER UN NUOVO SOGGETTO POLITICO GIOVANILE ASSIEME AI RAGAZZI DI FI.


    100 iniziatiave in 100 città per le elezioni europee
    Roma, 1 apr. (Apcom) - Si è riunito oggi pomeriggio il direttivo nazionale che ha il compito di guidare il giovani del PDL verso la costituzione di un movimento giovanile unitario. Erano presenti oltre a Giorgia Meloni e Francesco Pasquali, responsabili dei rispettivi movimenti giovanili di appartenenza, anche Giovanni Donzelli, Armando Cesaro, Carlo Fidanza, Giancarlo Miele, Marco Perissa e Stefano Morelli. Come stabilito dallo statuto del PDL entro un anno si celebrerà il congresso per eleggere gli organi di rappresentanza, nel frattempo i responsabili dei movimenti giovanili di provenienza, Meloni e Pasquali, saranno in via transitoria, alla guida della nuova struttura in qualità di Presidente e Coordinatore. “Faremo conoscere il nuovo movimento con 100 iniziative in 100 città di Italia anche per sostenere il PDL alle prossime elezioni Europee e amministrative, coinvolgendo associazioni di volontariato e gruppi giovanili già presenti sul territorio”: dichiarano unitariamente i componenti del direttivo.

    Discorso di Giorgia Meloni al Congresso PDL

    Saluto quella che ho di fronte, che è già una bellissima realtà italiana, dal punto di vista
    sociale e politico. Governa la nazione, piccoli borghi, grandi città, province e regioni, viene
    ammirata come importante forza europea, ed è presente nell’immaginario collettivo,
    soprattutto grazie alla popolarità del premier Silvio Berlusconi. E oggi, con la traduzione
    organizzativa di questa bella intuizione politica noi compiamo il passo definitivo nella
    realizzazione di un soggetto che fa già la storia di questa nazione, ma che soprattutto
    ambisce a lasciare di sé una traccia di benessere e dignità che duri nel tempo. E voglio
    ringraziare Gianfranco Fini e tutta la Comunità che lo ha accompagnato in questo percorso,
    perché se dentro questo progetto c’è la destra italiana con il suo orgoglio e la sua identità
    lo dobbiamo soprattutto alla loro lungimiranza e alla credibilità che hanno costruito per se
    e per la propria gente.
    Oggi nasce il primo partito italiano dell’era moderna. Non una zoppicante sintesi di
    interessi, o la somma delle idee che hanno segnato un secolo ricco di fermenti culturali e
    politici, ma ormai finito, come il novecento, né tantomeno il furbo restyling di una classe
    dirigente, magari uscita sconfitta dalle urne. No, oggi diamo vita a un movimento del
    futuro, nel quale l’unica sintesi possibile è quella tra la modernità delle idee, delle soluzioni,
    e l’amore per la grande tradizione del popolo italiano.
    E lasciatemi dire una cosa, che mi è capitata ancora qualche giorno fa in tv. Mi provoca
    profonda tristezza vedere gli uomini della nostra sinistra spellarsi le mani per applaudire
    quelli che da fuori, senza conoscere l’Italia, le sue esigenze o i suoi problemi, sono sempre
    pronti a darci lezioni di civiltà. Io rivendico che l’Italia è una nazione sovrana, e i suoi
    rappresentanti – che li si condivida o no – sono eletti dalla sua gente e per questo
    meritano rispetto. Sempre. Perché in patria possiamo confrontarci anche in modo aspro e
    vigoroso, ma altra cosa è compiacersi degli insulti all’Italia che dovessero venire da un
    qualche ministro della giustizia brasiliano, o da un commissario europeo spagnolo, oppure
    dalla bella ma sprovveduta moglie di un pur bravo presidente della repubblica francese.
    Questo sentimento si chiama orgoglio nazionale, senso di appartenenza, ed è purtroppo
    ancora estraneo alla cultura della sinistra italiana, così abituata nel novecento a chiedere
    aiuto a potenze straniere per affermarsi all’interno dei suoi confini nazionali – costringendo
    il nostro popolo a pagare per questo un prezzo di libertà altissimo – da non riuscire ancora
    oggi ad amare l’Italia più della propria ideologia.
    Anche per questo credo che, invece, la ragione sociale del PDL debba essere proprio quella
    di interpretare l’identità più profonda del popolo italiano. Ma esiste una identità nazionale
    definita e tangibile? Esiste un comune sentire fatto di valori, tradizioni, speranze che
    attraversa l’intera penisola, che risale monti e vallate, sfiora le nostre coste, che si infila nel
    traffico delle nostre grandi città e poi si immerge nelle tranquille acque del Mediterraneo?
    Io credo di sì. La nostra cultura nazionale è il prodotto di una mescolanza furiosa di
    elementi comparsi via via nel corso dei secoli, che ci appartengono e ci guidano anche se
    non li abbiamo studiati sui libri di scuola.
    Perché per riconoscere la tensione spirituale che abbiamo dentro non c’è bisogno di aver
    letto la Summa Teologica di San Tommaso, basta ascoltare la sensazione di pace che
    provocano le campane della domenica mattina. Così come non c’è bisogno di conoscere le
    Istituzioni di Giustiniano per apprezzare l’ordine delle leggi e le libertà che queste
    garantiscono.
    Questo senso comune è molto più profondo di quanto lo snobismo della sinistra italiana
    voglia credere. È qualcosa di semplice, pulito e onesto come il pranzo della domenica in
    famiglia, il tifo sfegatato per la nazionale di calcio, ma anche l’indignazione per un episodio
    di mala sanità o la rabbia della gente in strada di fronte alla notizia di una violenza
    vigliacca che ha per vittime due ragazzini a cui hanno distrutto la loro prima storia
    d’amore, e forse la vita stessa.
    Per questo mi piace credere che il Pdl possa invece essere anche la dimora del senso
    comune degli italiani, dove non si ha paura di sporcarsi con la realtà di tutti i giorni, di
    passare per retrogradi o populisti, perché si ha la consapevolezza di essere veri,
    autenticamente popolari.
    Credo che la dizione Popolo della Libertà possa e debba racchiuderne molte altre. Tra
    queste, PDL può e deve significare anche Popolo della Legalità. Perché noi siamo tutti figli
    di Paolo Borsellino, e perché dove regna la legalità vince la sicurezza dei cittadini più
    deboli, vince l’economia sana che produce ricchezza, vince l’amministrazione pubblica che
    crea sviluppo, vince il talento dei più bravi. Il Popolo della Legalità deve essere in guerra
    contro camorristi e mafiosi di ogni specie, contro la criminalità che giunge da fuori per
    dare l’assalto alle case degli italiani, contro gli speculatori col colletto bianco. E questo
    significa anche attenzione a certe candidature, perché poi le azioni devono rispondere alle
    idee.
    E poi questo può e deve essere il Popolo dell’Ambiente, della difesa della terra e
    dell’acqua, e ancora il popolo del merito. Vogliamo graffiare via, uno per uno, tutti gli
    ostacoli che dal ‘68 ad oggi sono stati posti sulla strada dell’affermazione del talento e del
    carattere di ognuno. Perché contrariamente a quanto ci viene detto da quarant’anni, la
    meritocrazia non esclude ma include, perché consente alle persone di affermarsi in ragione
    di quello che sono e non in ragione di quello che hanno.
    Ma anche qui, passare dal declamare un valore a costruirlo significa battersi contro le
    rendite di posizione, i privilegi, le caste. Guardo in questi giorni, compiaciuta, le baronie
    che hanno messo in ginocchio l’università italiana tremare di fronte ai provvedimenti del
    governo e aspetto di vedere tante altre oligarchie travolte dalla rivoluzione del merito che
    l’Italia aspetta da decenni. E credo che sarebbe un bel segnale in questo senso anche
    ripensare l’attuale legge elettorale, per dare la possibilità agli italiani di scegliere da chi
    farsi rappresentare in parlamento e ai parlamentari di misurarsi con il consenso degli
    italiani.
    Lo dico anche in relazione alla questione giovanile. Perché non considero un caso che
    mentre gli under 35 eletti in parlamento sono il 5% quelli eletti negli enti locali, dove ci
    sono le preferenze e i voti devi andarteli a prendere uno per uno, siano invece 27.000, oltre
    il 20% del totale.
    Allora questo è anche quello che ci chiedono i giovani italiani. Non quote gialle o corsie
    preferenziali, nessun sei politico, nessun aiutino, ma la possibilità di misurarsi sul terreno
    del merito è quello che chiedono questi ragazzi esattamente quarant’anni dopo quelli che
    nel ’68 gridavano “Largo ai giovani” ma ora blindano la propria posizione sociale.
    Credo che la gioventù italiana possa rappresentare un incredibile valore aggiunto, e vorrei
    che questo fosse anche il Popolo della Gioventù, non in senso anagrafico, ma nel senso di
    uomini, donne ed azioni politiche orientati ben al di là della prossima scadenza elettorale.
    Il Popolo della Libertà non vuole rinunciare al contributo di energie, freschezza e idealità
    che può arrivare da questa giovane generazione, come dimostra anche il bel segnale dato
    ieri con l’apertura di questo congresso. Motivo per cui considero fondamentale l’esistenza,
    nel PDL, di un movimento giovanile che si rispetti. Un movimento giovanile non
    indipendente, ma tanto autonomo da eleggere dal basso i propri dirigenti perché possano
    essere credibili. Tanto libero da poter rappresentare un laboratorio politico e culturale,
    costruire sintesi, produrre avanguardie. Tanto forte da poter rappresentare il luogo
    privilegiato dal quale attingere per schierare la futura classe dirigente del partito e della
    nazione.
    Ecco che cosa è il Popolo della Libertà. Non un ammasso di identità diverse e inconciliabili,
    ma un luogo nel quale idee e valori sanno convivere con delle persone in carne e ossa.
    E’ il popolo di Silvio Berlusconi, per fortuna, ma anche di militanti, dirigenti, semplici iscritti
    e gente comune, che spende tanta parte della propria vita in un tentativo generoso di
    riscatto per il proprio quartiere, la propria città o regione, per l’Italia.
    E’ il popolo di quei ragazzi e di quelle ragazze in divisa che rischiano tutti i giorni la propria
    vita nelle periferie degradate d’Italia, come nel deserto polveroso dell’Afghanistan.
    E’ il popolo di quegli operai a cui una certa cultura sindacalista ruffiana preferisce pagare il
    viaggio a Roma ed il pranzo al sacco per tirare la volata ad un partito politico in campagna
    elettorale, piuttosto che difendere davvero i loro diritti e la loro incolumità.
    E’ il popolo di quegli insegnanti e studenti che per troppi anni hanno subito la prepotenza
    culturale e talvolta fisica di alcuni loro colleghi spalleggiati da una cultura arrogante,
    faziosa e violenta.
    E’ il popolo di quegli imprenditori italiani che guardano dritto in faccia questa crisi
    maledetta e non abbassano lo sguardo, sfidandola con genio e coraggio.
    E’ il popolo di quei lavoratori precari che come guerrieri senza patria combattono una
    battaglia per la sopravvivenza, cambiando continuamente città e mestiere e ricominciando,
    ogni volta, la loro vita da capo.
    E’ la casa degli italiani che sono tali non solo per nascita, ma per scelta, libera, volontaria,
    quotidiana. Italiani perché ogni giorno contribuiscono al progresso della nostra terra, a
    prescindere dal colore della pelle o dalla nazione di provenienza.
    E’ anche il popolo di quella suora che per diciassette anni ha accarezzato il volto di una
    donna incapace di muoversi ed di parlare eppure ancora in diritto di essere amata.
    Il Popolo della Libertà è il partito del futuro con solide radici nella tradizione nazionale.
    Ambiente, legalità, merito e gioventù, saranno le idee nuove da incardinare in un impianto
    di valori antichi come la sacralità della vita e l’amor di patria.
    Consentitemi allora di chiudere con una citazione che io considero una sorta di promessa
    da fare tutti insieme all’alba di questa nuova grande avventura. In una lettera indirizzata al
    figlio poco prima di essere giustiziato per aver disertato l’esercito austriaco perché voleva
    combattere con il nostro tricolore, l’irredentista Nazario Sauro scrisse poche semplici
    parole: “su questa Patria giura, e farai giurare ai tuoi fratelli quando avranno l’età per ben
    comprendere, che sarete sempre, ovunque e prima di tutto italiani”.